REBRANDING
I Boys Scouts cambiano dopo 115 anni
Nuovo nome dell’associazione per diventare più inclusiva

È giusto e sacrosanto essere più inclusivi e fare tutto il possibile per abbattere ogni muro che possa creare divisioni, a partire da quelle di genere. Ma ogni tanto, sull’onda di questo impeto, ci si spinge un po’ oltre. Da anni in Italia tiene banco il dibattito sulla necessità di utilizzare termini declinati al femminile, come avvocata o sindaca, e ora un dibattito analogo è sbarcato anche negli Stati Uniti.
I Boy Scouts americani, l’organizzazione fondata in Texas 114 anni fa, ha deciso di cambiare nome per essere più inclusiva e accogliente nei confronti delle ragazze. Dall’8 febbraio del prossimo anno, giorno del suo 115esimo avversario, l’associazione dei piccoli esploratori diventerà “Scouting America”, ossia «un’evoluzione naturale volta a garantire che tutti i giovani americani si sentano riconosciuti», ha dichiarato Roger A. Krone, presidente e amministratore delegato del gruppo. «È giunto il momento per l'organizzazione di avere un nome che rifletta meglio i giovani attualmente iscritti - ha aggiunto Krone, come riporta l’Ansa - tanto più che quasi il 20% dei membri sono ragazze o giovani donne». Il rebranding, ha sottolineato il presidente, non cambierà la missione di preparare «i giovani a fare scelte etiche e morali in base ai principi scout. I valori dell’America sono valori di scouting».
Nello Stato tra i più conservatori d’America c'è però chi storce già il naso definendolo un cambiamento «non necessario», mentre le Girl Scouts - un’organizzazione separata dai Boy Scouts of America - hanno subito contestato che questa apertura in nome della parità di genere possa creare confusione e penalizzare i loro sforzi di reclutamento. E, manco a dirlo, hanno subito presentato una denuncia alla Corte federale di Manhattan. L’esito? A differenza della Giustizia italiana, dove la diatriba si sarebbe trascinata per anni, qui è già stata risolta: il giudice ha stabilito che entrambe le associazioni possono usare parole come “scout” e “scouting”.
La questione, almeno a livello legale, è dunque risolta. Restano però molte perplessità di fondo: c’era davvero bisogno di questo cambiamento? Alcuni dicono che si tratti di una sorta di rebranding dopo problemi finanziari e scandali assortiti: giusto per fare qualche esempio, il fatto che fino al 2017 alle giovani esploratrici non era permesso accedere ai livelli più alti dell’associazione e che fino al 2013 i soci gay non erano ammessi. Per mascherare queste magagne, però, non basta cambiare un nome che ha fatto la storia.
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