ARTE
I giganti del Novecento faccia a faccia
Mostra per il centenario della nascita di Ernst Scheidegger

Esistono spazi dove al loro interno si generano dinamiche dirompenti; tra questi gli studi degli artisti caratterizzati da un articolato disordine, composto da attrezzi d’uso e materiali di differente natura e misura. Tali straordinari luoghi sono stati fissati su pellicola da Ernst Scheidegger (Rorschach 1923 – Zurigo 2016). Il MASI di Lugano apre la stagione espositiva 2024 dedicandogli Faccia a Faccia. Giacometti, Dalì, Mirò, Ernst, Chagall. Omaggio a Ernst Scheidegger, a cura di Tobia Bezzola e Taisse Grandi Venturi, in collaborazione con il Kunsthaus Zürich e le Stiftung Ernst – Archiv. Una vita sempre in movimento quella di Scheidegger, fu con Robert Capa, Henri Cartier Bresson, David Seymour e George Rodger, uno dei primi fotografi in forza alla leggendaria agenzia Magnum Photos. Inoltre fu l’assistente di Werner Bischof. La sua multiforme personalità lo portò a cimentarsi con la pittura, la grafica e il cinema nelle vesti di regista, arrivando anche a ricoprire il ruolo di gallerista e editore. Le oltre cento foto in mostra tracciano un percorso che prende avvio da una serie di scatti giovanili inediti compresi tra il 1945 e il 1955, seguiti da calibrati ritratti d’artista dai quali emerge il legame d’amicizia con Alberto Giacometti, conosciuto durante il servizio militare in Engadina nel 1943 e poi seguito nei continui spostamenti a Stampa, a Maloja in Val Bregaglia, in Engadina sino all’atelier a Montparnasse a Parigi. A dare la misura del reciproco legame di amicizia Giacometti dedicherà all’amico un affettuoso ritratto. Altri artisti gli apriranno le porte dei rispettivi studi, tra questi appare in mostra l’iconico ritratto di Salvador Dalì nel suo atelier a Portlligat che, privo di riverenza, fissa ironico l’obiettivo fingendo di essere stato distratto dall’intrusione del fotografo. Mentre ripreso di spalle, Max Bill prosegue intento nel suo misurato operare a fronte di una struttura pluricircolare. Di Hans Harp, Scheidegger coglie la misura del gesto mentre, nel suo atelier di Meudon a Parigi, modella la forma di una scultura. Nella ricca galleria di ritratti di artisti compaiono in esposizione nomi quali Henry Moore, Joan Mirò, Marino Marini, Fernard Léger, Germaine Richier, solo per citarne alcuni; tra questi un delicato sguardo è dedicato a Sophie Taeuber-Arp dove a seguito della prematura scomparsa, Scheidegger ritrae lo studio vuoto. L’obiettivo del fotografo svizzero non si limitò a fotografare esclusivamente il mondo dell’arte. In mostra compaiono immagini in bianco e nero, scattate con la mitica Rolleyflex, che testimoniano i suoi spostamenti tra Paesi Bassi, Italia, Cecoslovacchia, Svizzera e Jugoslavia fissando su pellicola volti e intimità familiari di persone provate dalle conseguenze della seconda guerra mondiale.
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