LA LEZIONE
«I sì hanno senso se affiancati ai no»
Il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai ha parlato al teatro di Varese del rapporto coi figli. Evento del Lions Club Varese Insubria
Via il “ciuccio elettronico” (telefoni e smartphone), bisogna ripartire alla scoperta del mondo reale. I genitori devono abbandonare insicurezze e diventare autorevoli.
A far fare un tuffo nella realtà a un’accaldata platea, alla scoperta dei meccanismi che guidano lo sviluppo del cervello dei bambini, è Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, ospite questa sera, martedì 23 giugno, in un Teatro di Varese (purtroppo privo di aria condizionata).
Alla regia dell’evento i Lions Club Varese Insubria. Il presidente, Marco Canziani, spiega: «Abbiamo organizzato questa serata per approfondire i temi legati ai giovani. Abbiamo voluto fare le cose in grande invitando Pellai, grande esperto di educazione giovanile. In puro spirito lionistico, abbiamo pensato di creare un service, una raccolta fondi il cui ricavato sarà devoluto agli Amici del Pezzettino per il supporto delle attività della comunità. Un duplice obiettivo: dare modo ai Lions di avere visibilità facendo capire i propri traguardi, e creare un evento che potesse essere di supporto alla collettività».
La serata è stata condotta come un’intervista da Daniela Cosco, psicologa, pedagogista e responsabile della comunità Il Pezzettino, che accoglie bambini e bambine vittime di abusi e maltrattamenti, le cui vite sono iniziate in svantaggio e sui toni del grigio.
Alberto Pellai, riprendendo il titolo del suo ultimo libro “Esci da quella stanza” scritto con la moglie Barbara Tamborini, ha spiegato che «la camera degli adolescenti demarca il cambiamento di relazione tra genitori e figli». «Nella preadolescenza la porta della stanza si chiude. Nella preadolescenza stare nella stanza preparava a uscire fuori nel mondo. Poi, crescendo, i conflitti con i genitori riguardavano il volere il motorino, star fuori con gli amici, il rientrare più tardi. C’era l’aspirazione dei figli a esplorare il mondo e il tentativo dei genitori di imbrigliarli. Ma in meno di 15 anni è cambiato tutto. Chi lavora con genitori di preadolescenti oggi sente dire: “Ma non esci? Non hai qualcuno con cui fare qualcosa?”».
Come mai è cambiato così radicalmente il mondo? Cosa accade a quel bambino in cui si inibisce il naturale desiderio di giocare in spiaggia perché preferisce guardare il tablet? Cosa è accaduto al suo cervello? «Decorporeizzando l’esperienza e fornendo al bambino una stimolazione che passa quasi unicamente attraverso uno schermo – ha spiegato Pellai –, si crea un meccanismo specifico. Tutto quello che accade negli schermi, infatti, è basato sulla produzione di dopamina: offre contenuti piacevoli ed eccitanti a costo zero».
Di fronte a una realtà complessa, la tentazione grande è chiuderli in casa e non farli uscire più. «Far crescere un figlio – ha esortato il terapeuta – è addestrarlo a riconoscere i rischi che ci sono nel mondo. Bisogna insegnargli: “Quando vedi un pericolo, chiama e chiedi aiuto. Diventa la mente di salvezza degli altri se non sanno salvarsi da soli“».
L’altro grande pilastro educativo è la gestione del limite, fin dalla prima infanzia: «Imparare a sopportare la frustrazione è uno dei doni più grandi da fare ai figli. Spesso usiamo personaggi come Peppa Pig come distrattori dalle frustrazioni, ma la tolleranza alla frustrazione va allenata. Altrimenti, quando crescono, chi farà smettere di giocare a Fortnite? La tolleranza alla frustrazione fa stare nel principio di realtà. L’esperienza di tolleranza alla frustrazione è la prima sfida educativa importante: devono spostarsi dal principio del piacere a quello della realtà, e lo si fa con i “no.” I “sì” hanno senso se sono affiancati ai “no” che aiutano a crescere. Serve un genitore tranquillo, fermo, che ha chiarezza».
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