DA RICORDARE
Il canale di Suez: il mondo diventa globale
Il corteo del 17 novembre 1869 rappresenta un’idea di prosperità comune e di unità e scambio

17 novembre 1869, ore 8:35: il corteo di 68 navi parte da Port Said, sul Mediterraneo, diretto a Suez, sul mar Rosso. Sono gli anni del progresso inarrestabile della scienza e della tecnica, sta iniziando la Belle Époque: l’americano George Westinghouse inventa il freno pneumatico, il chimico russo Dmitrij Mendeleev la “tavola degli elementi”, escono Guerra e Pace di Lev Tolstoj e Piccole donne di Luise May Alcott.
Nella cittadina egiziana di Port Said sembra si sia dato appuntamento tutto il mondo: navi a vela e a vapore circondano il porto, migliaia di persone invadono strade e banchine. Uno spettacolo eterogeneo e affascinante: artisti, giornalisti, ufficiali in divisa, circassi in costume di guerra, orientali con indumenti caratteristici, capi di tribù africane con mantelli colorati, europei all’ultima moda. Quell’euforia ha una ragione: si inaugura il Canale di Suez, un’opera scientifica fenomenale, destinata a trasformare il mondo.
I primi scavi risalgono addirittura ai tempi del faraone Sesostri III. Poi, in età moderna, anche Napoleone ci ha pensato: ma per i suoi scienziati il dislivello di 10 metri tra i due mari richiede un sistema di chiuse troppo complesso. Dopo vari progetti, nel 1846 altri studi hanno però dimostrato che il dislivello è trascurabile. Così, finalmente, nel 1854 l’imprenditore ed ex-ambasciatore francese a Il Cairo, Ferdinand de Lesseps, ha ottenuto dal viceré Sa’id Pascià la concessione per costituire la “Compagnie Universelle du Canal Maritime de Suez”.
Il progetto è stato affidato all’ingegnere italiano Luigi Negrelli: trentino di origine, ha già costruito ponti e ferrovie nell’Impero d’Austria, anche il tratto Milano-Venezia. Un cantiere immenso. E dopo dieci anni, costati anche la vita a migliaia di lavoratori colpiti dal colera e in condizioni di lavoro insopportabili, il canale è pronto. Una rivoluzione tecnologica, forse l’impresa più grande della storia, in quel momento: 164 km, 8 metri di profondità e 53 di larghezza. Così, a Port Said si sono dati appuntamento tutti i protagonisti dell’epoca. La sera prima la cerimonia è stata splendida, con fuochi d’artificio sulle note della Egyptischer Marschcomposta appositamente da Johann Strauss.
Si parte. In testa il panfilo reale Aigle di Napoleone III, il principale finanziatore. È assente, ma lo rappresenta la moglie Eugenia. Con lei, Ferdinand de Lesseps. Segue il Greif di Francesco Giuseppe, imperatore d’Austria. Poi l’El Mahrousa, con il “viceré” d’Egitto Isma’il Pascià, e via via le navi dei principi di Prussia, dei Paesi Bassi e degli ambasciatori. Nella fila, per l’Italia la Principe Oddone, la Principe Tommaso e la Principe Amedeo sono ai numeri 28, 30 e 31.
In quello sfarzo e tra una festa e l’altra sembra che il Pascià corteggi con insistenza l’imperatrice francese, e che alla fine Eugenia si conceda. Ma è solo gossip, forse.
Il corteo arriva a Suez il 20, alle 11. Senza le pause, solo 16 ore di navigazione. È una rivoluzione per i trasporti e il commercio mondiale: non è più necessario circumnavigare l’Africa, si risparmiano almeno dieci giorni. Soprattutto, Suez è il punto di incontro tra Oriente e Occidente, tra Europa, Asia e Africa. Un’idea di prosperità comune e di unità, di scambio e non solo per l’uomo: centinaia di specie animali e vegetali passano dal Mar Rosso si adattano a vivere nel Mediterraneo.
Il Canale è al 44% egiziano e al 52% francese ma il Pascià, sommerso dai debiti, nel 1875 cede le sue azioni alla Gran Bretagna. Nondimeno il 29 ottobre 1888 la Convenzione di Costantinopoli lo dichiara zona neutrale, “libero e aperto, in tempo di guerra come in tempo di pace, a qualsiasi nave civile o militare, senza distinzione di bandiera”.
Ancora oggi dal canale di Suez, trasformato e ampliato, transitano circa 1.550 navi al mese: il 12% di tutte le merci del mondo. E rimangono nella mente le parole del grande Victor Hugo, che vide nel Canale un invito alla pace fra i popoli e una dimostrazione delle capacità dell’uomo, in grado, addirittura, di “meravigliare l’universo”.
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