IL PUNTO
Il messaggio universale della Fiamma stona sulla realtà locale
Dopo il passaggio della Fiaccola serve il coraggio di andare oltre il simbolo perché non resti un evento isolato, buono solo per i social e i comunicati stampa
Il passaggio della Fiaccola Olimpica a Varese è uno di quei momenti che restano impressi nelle fotografie e nei ricordi collettivi: una scia di entusiasmo, le bandiere, i bambini lungo le transenne, i discorsi ufficiali che parlano di valori, futuro, sport come motore di crescita. Un rito laico, potente e simbolico, capace di accendere – almeno per qualche ora – il senso di appartenenza a qualcosa di più grande. Eppure, proprio mentre la fiamma attraversa le strade cittadine, è difficile ignorare lo stridore tra il messaggio universale che rappresenta e la realtà quotidiana dello sport locale. Perché la Fiaccola Olimpica è, per definizione, simbolo di continuità, di investimento sul lungo periodo, di attenzione ai giovani e ai territori. Ma a Varese lo sport vive spesso di fiammate episodiche più che di un fuoco costante. Tanti annunci, molte promesse, tavoli di lavoro e buoni propositi che si ripetono a ogni cambio di amministrazione o in prossimità di grandi eventi. Poi, però, quando le luci si spengono e le telecamere se ne vanno, restano impianti che invecchiano, società costrette a sopravvivere con risorse minime e volontari che tengono in piedi il sistema più per passione che per reali prospettive. Il paradosso è evidente. Varese è una città con una tradizione sportiva profonda, che va dal basket al canottaggio, passando per l’atletica, il ciclismo, il calcio dilettantistico e una miriade di discipline praticate nei quartieri. Eppure questa ricchezza sembra non tradursi mai in un progetto strutturato e condiviso. La Fiaccola passa e ricorda cosa potrebbe essere lo sport: inclusione, educazione, salute, attrattività turistica, economia. Ma subito dopo torna la normalità fatta di palestre scolastiche insufficienti, impianti chiusi o utilizzabili a singhiozzo, bandi che arrivano tardi e fondi che non bastano.
CARTOLINE & CHIACCHIERE
Non è una questione di mancanza di parole. Quelle, anzi, abbondano. Ogni evento è accompagnato da dichiarazioni solenni sull’importanza dello sport come strumento educativo e sociale. Ogni crisi di una società storica genera solidarietà e prese di posizione pubbliche. Ma il salto di qualità, quello che trasforma l’intenzione in azione, continua a mancare. E così la Fiaccola Olimpica rischia di diventare l’ennesima cartolina: bella, emozionante, ma incapace di incidere davvero sul tessuto sportivo cittadino. C’è poi un altro aspetto che rende questo passaggio ancora più emblematico. Le Olimpiadi parlano di eccellenza, certo, ma soprattutto di base: senza vivai, senza strutture diffuse, senza allenatori formati e sostenuti, l’eccellenza non nasce. A Varese, invece, lo sport di base sembra spesso l’ultimo anello della catena, quello a cui si chiede di resistere con mezzi propri. Le società diventano ammortizzatori sociali, luoghi di aggregazione che suppliscono alle carenze pubbliche, ma senza un reale riconoscimento in termini di politiche e investimenti.
QUALE VISIONE PER LO SPORT?
La Fiaccola, allora, dovrebbe essere più di una celebrazione. Dovrebbe diventare una domanda scomoda rivolta alla città e a chi la governa: cosa resta, il giorno dopo? Quali scelte concrete seguono l’enfasi dei discorsi? Quale visione si vuole davvero per lo sport varesino nei prossimi dieci, vent’anni? Senza risposte credibili, il rischio è che il passaggio olimpico resti un evento isolato, buono per i social e per i comunicati stampa, ma scollegato dalla vita reale di chi ogni giorno apre una palestra, allena ragazzi, organizza trasferte e fa i conti con bilanci sempre più fragili. La fiamma olimpica, per sua natura, non si spegne mai: passa di mano in mano e continua il suo viaggio. Varese, invece, sembra spesso fermarsi al momento dell’applauso, alle tavole rotonde piene di tante, troppe parole quanto lo sono gli interventi fiume di stakeholder, maestri di pensiero e dispensatori dell’opinione “lo sport è strategico per il territorio” tirata fuori dal cassetto in ogni buona occasione. Guardare a qualche chilometro di distanza da qui e ammirare il Piemonte delle Atp Finals di tennis, dei passaggi di Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta di Spagna, delle Finals di Coppa Italia di basket e del volley femminile, è quasi imbarazzante.
CONTRADDIZIONI DA RISOLVERE
Se davvero si vuole onorare il significato di quel fuoco, serve il coraggio di andare oltre il simbolo, di trasformare l’eccezione in regola, l’evento in percorso. Altrimenti, la Fiaccola resterà ciò che è stata finora: una luce intensa, ma troppo breve, che illumina per un attimo contraddizioni che la città conosce bene e che continua, ostinatamente, a non risolvere.
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