MUSICA
Il ruggito di Peter ferma il tempo
In questo nuovo I/O Gabriel non inventa, ma incanta ancora

E alla fine fu “I/O”. Il nuovo album di Peter Gabriel, centellinato dall’inizio dell’anno (un brano svelato ad ogni plenilunio) è finalmente un lavoro organico, anzi doppio (i dodici brani sono realizzati in duplice veste, bright side e dark side mix, la seconda decisamente preferibile per la maggiore ricchezza di suoni e sfumature) che arriva ad oltre 21 anni da Up. E che, se non fa gridare al miracolo, poco ci manca.
I suoni curatissimi (i soliti compagni di viaggio, da Tony Levin a David Rhodes a Manu Katché, più gli immancabili ospiti, da Brian Eno a Paolo Fresu, sardo come il nostro Peter, da anni cittadino onorario di Arzachena, fanno un lavoro straordinario), la voce vellutata e intensa come sempre dell’ex leader dei Genesis (ebbene sì, 48 anni dopo l’abbandono, per molti lui è ancora l’IMMAGINE della band, alla quale del resto nel corso dell’ultimo tour di Collins, Banks e Rutherford ha voluto rendere il dovuto omaggio), fanno di questo I/O un piccolo gioiello.
Che forse non aggiunge nulla al curriculum del 73enne Peter, ma di sicuro non stona tra le altre nove gemme di una carriera solista da alfiere della ricerca musicale e non solo. Ritorno, fra l’altro, celebrato con la vetta conquistata nelle classifiche di mezzo mondo. Come dite? L’Italia? No, noi abbiamo X2VR di Gionata Boschetti (Sfera Ebbasta), ma di fronte a cotanto competitor Gabriel accetterà di buon grado il suo posticino nella top 15!
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