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Il verde in casa? Si mangia
La coltivazione idroponica abbassa i livelli di nickel nelle piante a favore degli allergici. Il progetto WASPhortus sfrutta la stampa 3d

L’idroponica è una tecnica di coltivazione delle piante fuori terra, in una soluzione a base di acqua e sostanze nutritive. E potrebbe rappresentare una soluzione per chi è allergico al nickel... ma perché? Il nickel è una sostanza presente ovunque: aria, acqua e suolo ne sono pieni. Lo ritroviamo in particolare nell’aria, ma viene assorbito in grandi quantità dal suolo sia perché la crosta terrestre è composta da metalli pesanti, sia attraverso l’acqua piovana, le tubature e gli irrigatori. Quindi coltivare, lavorare e produrre alimenti porta ad un accumulo di nickel. Non a caso il primo passo per gli allergici è la disintossicazione con una dieta a basso contenuto di nickel. Bisogna rinunciare a moltissime pietanze e importanti sostanza nutritive. L’idroponica permette di abbassare notevolmente i livelli di nickel nelle piante, tanto da poter ottenere frutti, verdure, cereali e ortaggi che non diano reazioni allergiche.
La tecnica è molto antica e non è certo stata inventata oggi come si potrebbe pensare. Nel 1100 le tribù indigene dell’America del Sud e del Messico (come gli Aztechi) estesero le loro aree coltivabili fino all’acqua. Costruirono delle zattere chiamate “chinampas”, sulle quali coltivare le piante, che ricavavano nutrimento dal fango e dall’acqua sottostante. La tecnica veniva usata anche in altre parti del mondo, come per esempio in Cina, dove nel 1275 Marco Polo raccontò di aver visto giardini galleggianti. Non sappiamo con certezza dove e quando i giardini galleggianti siano nati, ma sono di sicuro la prima applicazione della tecnologia idroponica. Nel 1699 il naturalista inglese John Woodward dimostrò che le piante si nutrono a partire dal suolo tramite l’acqua e che crescono meglio se immerse nel fiume e non in acqua distillata. Dopo un periodo di accantonamento dell’agricoltura idroponica, nel 1930 il dottor Gericke dell’Università di Berkeley la riscoprì, anche se solo negli anni Settanta ricominciò a diffondersi su larga scala.
Il progetto WASPhortus si propone di esprimere le potenzialità della stampa 3d applicate al campo della coltivazione idroponica per generare orti verticali adatti alla produzione di ortaggi in ambiente domestico. Ogni torre è composta da quattro moduli interamente stampati in 3d con Delta WASP 3MT. I moduli sono facilmente assemblabili e lavabili e accolgono complessivamente 64 piante da orto. La coltivazione si basa sui principi della coltura idroponica, in cui l’apparato radicale degli ortaggi viene irrorato di acqua, arricchita con sostanze nutritive compatibilmente con i cicli vegetativi. Non è più solo il giardino a fare la differenza, oggi è l’orto in città.
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