IL MONOLOGO
Immanuel Casto: dall’elettropop alla comunicazione
Il tour dello spettacolo meta-comico arriva sul palco del Teatro dei Filodrammatici di Milano

Uno dei provocatori della musica italiana assume momentaneamente il ruolo di divulgatore mediale. Immanuel Casto si sgancia per la prima volta dal suo elettropop di irriverenti allusioni per parlare di comunicazione. Il tour teatrale dello spettacolo meta-comico Non erano battute sbarca al Teatro dei Filodrammatici di Milano da giovedì 7 a domenica 10 alle 21.
«Si tratta di un monologo dal taglio umoristico - spiega Casto - che però è una via di mezzo con una conferenza divulgativa sui diversi modi in cui comunichiamo senza rendercene conto, dando per scontato che tutte le persone comunichino nello stesso modo. Il riferimento è all’ambito della neurodivergenza e a un tipo di linguaggio molto letterale anziché simbolico che può generare una serie di situazioni dal tragico al comico al tragicomico. Lo spettacolo riflette su temi anche molto importanti, la cui discussione è compromessa da questo uso non coerente del linguaggio tra i vari soggetti. Tutto è portato avanti con il mio stile involontariamente comico: è molto logico e razionale, e questa cosa fa ridere. Per questo l’ho definito meta-comico, perché ci sono dei momenti in cui il pubblico ride e nella mia testa non dovrebbe».
Che cosa aspettarsi? «La cosa più vicina è la stand-up comedy, che è fatta però di scarti tonali, tempi comici ed espressioni facciali. Nel mio caso sono cose assenti o sbagliate, ma si arriva comunque a creare una comicità senza esserci alcuna vera interazione con il pubblico, cosa che sarebbe richiesta ma il fatto che non ci sia diventa a sua volta comico».
Un metodo leggero per discutere di tematiche dai contenuti critici: «A livello istituzionale sembra ci sia proprio una non conoscenza di certe dinamiche di comunicazione. La si fa passare per la malafede ma spesso sono esigenze economiche. L’informazione ora è anche intrattenimento, di conseguenza un media che non volesse sottostare a determinate dinamiche per garantire una forma di informazione il più neutra ed elaborata possibile rischia di estinguersi a livello commerciale. Poi c’è il problema del modo in cui vengono recepiti i messaggi e quello sempre più grave della radicalizzazione in bolle demografiche e ideologiche, ognuna delle quali comunica con un proprio linguaggio. Si pensi alla politicizzazione del linguaggio, che fa sì che si possano desumere le posizioni politiche dalle scelte lessicali delle persone. Sono problemi risolvibili non andando a modificare quello che si fa, ma capendo perché si fanno certe cose».
Nonostante l’argomento ostico, la platea si sta dimostrando attenta e recettiva: «Sono molto contento, perché avevo timori riguardo a questo azzardo. Fra l’altro non è il mio pubblico canonico, quello che verrebbe ai concerti, per ragioni legate innanzitutto proprio al tipo di offerta artistica. Non è da tutti stare in piedi in un locale stipato con la musica forte per due ore, mentre stare in teatro ad ascoltare è un altro approccio». Casto debutta a Milano lo stesso giorno della prima scaligera. Ma non ci sono concorrenze o legami di sorta: «Sarei proprio sorpreso se anche una sola persona abbia dubbi su dove andare. Mi farebbe piacere però sapere di una persona che abbia valutato di venire da me, anche se alla fine fosse andata alla Scala».
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