IL DIVIETO
Improvvisamente in Italia arrivò la crisi
Dal 2 dicembre 1973 entrano in vigore le misure contro l’austerity: la fine del miracolo economico e della crescita senza fine

In serata, a Canzonissima, il comico Franco Franchi entra in scena in bicicletta, sembra sfinito e si rivolge a Pippo Baudo: “ma proprio oggi mi dovevi invitare? Io vengo da Palermo!”, dice ansimando. Il pubblico capisce la battuta e ride: è domenica 2 dicembre 1973, sono entrate in vigore le misure contro l’«austerity» decise dal governo.
Il prezzo del petrolio è cresciuto da 3 a 12 dollari e bisogna limitare i consumi energetici: insegne pubblicitarie spente alle 21, illuminazione dei comuni ridotta al 40%, uffici chiusi alle 17:30 e negozi alle 19. Come i cinema e i teatri, anche la Tv termina le trasmissioni alle 23. Soprattutto, blocco totale del traffico nei giorni festivi. Si fermano 12 milioni di automobili: il volto delle città cambia e l’Italia si scopre in crisi, al buio e a piedi.
Eppure quella domenica regna una gioiosa euforia, le strade e le piazze sono piene e si scatena la fantasia degli italiani: a Palermo un signore taglia a metà la sua auto – una Simca 1.000 – e la trasforma in un calesse; a Milano un altro attacca la sua roulotte a un cavallo, ma in corso Buenos Aires l’animale si imbizzarrisce e finisce contro le auto parcheggiate. Spuntano ovunque barrocci e risciò, insieme a sci muniti di rotelle e improbabili tandem a sei posti. Oltre a milioni di biciclette si vedono velocipedi ottocenteschi, quelli con la ruota anteriore enorme. Le misure colpiscono tutti: anche il Presidente della Repubblica, Giovanni Leone, prepara la carrozza per assistere all’Immacolata Concezione.
Non può mancare, poi, la colonna sonora: si rispolverano Caravan Petrol di Renato Carosone (“Ccà ‘o petrolio nun ce sta, Allah! Allah! Allah! Ma chi t’ha fatto fa?”) e Confusione di Lucio Battisti (“Tu lo chiami solo un vecchio sporco imbroglio, ma ti sbagli, è petrolio”). Tony Santagata compone subito Austerity: «se non vuoi andare a piedi compra l’asino: si abbassa la corrente di voltaggio, bisogna risparmiare fino a maggio». Unica nota stonata - per così dire - a Cesenatico. Le spogliarelliste del night club “Miami”, obbligate a chiudere troppo presto per i loro standard, sfilano per le strade con cartelli di protesta: “Dateci due ore in più” e “ci spoglieremo in piazza”, urlano.
Insomma, il divieto viene rispettato. Lo afferma soddisfatto anche il Presidente del Consiglio, Mariano Rumor: «la popolazione ha sopportato un indubbio sacrificio con esemplare compostezza». Vero, eppure la situazione è grave e i sorrisi e la goliardia sono una momentanea illusione ottica: nei mesi successivi, infatti, le città appaiono grigie, desolate, tristi e “annoiate”. Perché in realtà la crisi economica, che chiamano «stagflazione», si fa sentire. L’inflazione tocca il 12,5% – la più alta d’Europa – mentre la produzione industriale crolla: la Fiat mette in cassa integrazione 65 mila operai e l’Alfa Romeo annuncia l’orario ridotto per 13 mila dipendenti.
Insomma, è finito l’ottimismo, il miracolo economico e la crescita che sembrava senza fine. E qualcuno comincia a capire: la nostra “società opulenta” è costruita su fondamenta fragili e senza ricambio, le materie prime non sono infinite, scoppieranno guerre per possederle, si consuma troppa energia ed esistono limiti allo sfruttamento delle risorse naturali. Nel vocabolario degli italiani compaiono allora parole nuove: ecologia, fonti alternative, energia nucleare. Si inizia a parlare di “sviluppo sostenibile”, mentre ci si chiede: esiste uno stile di vita diverso? La natura ha dei diritti? Come risolvere i problemi strutturali della politica industriale che inquina l’aria, i laghi e i fiumi?
Il dibattito è coinvolgente, ma intanto, nel Paese, il 2 giugno 1974 finiscono le restrizioni contro la circolazione. Proprio in tempo: gli italiani possono andare in vacanza in macchina, il peggio è passato. Così, in un attimo si tornò alle vecchie abitudini, mentre la natura preparava le sue vendette, come il cambiamento climatico dimostra oggi, mezzo secolo dopo.
© Riproduzione Riservata