OLTRE IL CALCIO
Italia fuori dai Mondiali, Caporetto non solo sportiva
Il conto salato dell’esclusione dalla Coppa del Mondo sul PIL fa evaporare oltre 3mila impieghiPersi 1,5 miliardi di “benefici sociali non realizzati” tra pubblicità, consumazioni, trasporti e turismo
«L’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio si è cinta la testa»: ma non è bastato nemmeno questa volta. Nonostante lo spirito di Mameli, la terza esclusione di fila della Nazionale dai mondiali di calcio - ultima apparizione in Brasile nel 2014 - è prima di tutto uno psicodramma sportivo collettivo. Il Paese che è secondo solo ai carioca nell’albo d’oro delle vittorie (4 per gli azzurri, l’ultima nel 2006) non toccherà palla nemmeno questa volta, costringendo milioni di italiani - casomai - a guardare dal divano le imprese altrui. E se sono passati 20 anni dall’ultima coppa alzata da Fabio Cannavaro a Berlino, stare (ancora) fuori dalla Coppa del Mondo significa anche pagare un conto molto salato in termini economici e finanziari, posto che il calcio è da tempo una delle industrie più fiorenti del Paese.
I numeri, certificati dal ReportCalcio 2025, raccontano di un movimento da 30 milioni di appassionati, un italiano su due, 7 miliardi di ricavi e un impatto sul Pil pari a 12,4 miliardi. Nel dettaglio dei fattori che incidono sul prodotto interno lordo nazionale, il calcio professionistico (5,2 miliardi), il turismo legato agli eventi (1,3 miliardi, +33%), il sistema media (1,2 miliardi) e le scommesse calcistiche, la fetta più grossa della torta (16,1 miliardi di raccolta con un gettito erariale da 401,6 milioni). Con 1,5 milioni di tesserati, il pallone garantisce un moltiplicatore di investimento pubblico senza eguali (20,5X): per ogni euro investito dallo Stato, il ritorno fiscale è di oltre 20.
La mancata partecipazione alla manifestazione che in questa edizione si celebra tra Stati Uniti, Canada e Messico avrà un impatto stimato di 321 milioni sul Pil, tra beni e servizi, con una perdita collegata di 3679 posti di lavoro calcolando tutte le mansioni e i servizi non generati (vi rientrano per esempio addetti a bar e ristoranti stagionali, quelli delle agenzie di viaggio o quelli impegnati nella vendita di televisori e merchandising).
Il calcolo è stato fatto applicando il moltiplicatore Social Accounting Matrix che misura gli effetti di una spesa sull’intera economia. Ma non è tutto. Il conto molto salato contempla anche, secondo i dati forniti da Openeconomics, gli effetti disastrosi sulla domanda: si stimano 222 milioni di spesa interna non realizzata, considerando i consumi legati a bar e ristoranti e la filiera del merchandising.
Per le famiglie, sono stati valutati 313 milioni di redditi in meno e per il Fisco un mancato introito da 89 milioni. Considerando che, conti economici a parte, l’assenza dai Mondiali significa un conto molto salato anche per la Figc che ha perso un assegno da 10,5 milioni pagati dalla Fifa, più i mancati premi legati alla competizione (il montepremi della gara 2026 ha raggiunto la cifra record di 727 milioni, da dividere tra le nazionali partecipanti), in un bilancio annuale che anche per questo presenterà una perdita di 6,6 milioni.
BENEFICI SOCIALI
C’è poi il capitolo collegato dei “benefici sociali non realizzati” in cui, è stato calcolato, il danno raggiunge la cifra di 1,5 miliardi. Nel dettaglio, 266 milioni per il “valore edonico“, legato alla visione delle partite come la pubblicità in tv o le consumazioni nei bar; 180 milioni da mancata coesione sociale, come le spese di trasporto per andare a casa di amici o i doni di ospitalità; 715 i milioni legati alla “legacy nazionale“: senso di appartenenza, reputazione e visibilità internazionale, che si traducono in attrattività turistica e promozione delle eccellenze del Paese anche al di fuori dello sport. E infine 375 milioni di ricaduta sulla pratica sportiva, in crescita durante i grandi eventi, con effetti positivi su salute e benessere, come insegna il caso di Jannik Sinner sulla pratica del tennis in Italia.
Una Caporetto economica e sportiva che genera anche l’ironia, virale sui social, di Ryanair col suo commento «In volo per dove?» ad un post degli azzurri in viaggio per un’amichevole.
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