DA PROVARE
Note speziate per un binomio perfetto

In entrambi i casi, si parla di note: da un lato, ci sono quelle musicali: soffuse, variegate, eleganti; dall’altro quelle di testa, di cuore, di fondo. Jazz e vino sono due mondi che si uniscono, tra storia e rimandi artistici e culturali. Un legame, ancora più profondo e ancestrale, che parte in generale dalla musica (basti citare, a tal proposito, il binomio musica classica-vino) e che, declinato tra le sonorità jazz, assume nuovi significati.
Sicuramente vino e jazz hanno in comune la complessità: sono due mondi ricchi di sfumature, occorre studiarli e approfondirli con attenzione. Inoltre entrambi sono in grado di regalare grandi emozioni, favorendo le relazioni sociali. Mai come oggi ne soffriamo la mancanza e, in attesa recuperare la nostra socialità, nessuno può vietarci di sorseggiare un vino di ottima annata nell’intimità della nostra casa, godendoci il piacere di un bel disco jazz.
C’è un interessante progetto varesino che ha valorizzato il sodalizio tra vino e jazz, proponendo di recente un originale spettacolo lo scorso 19 settembre a Varese, al Tennis Bar di Villa Toeplitz. Anche il titolo è un gioco di parole che vuole unire questi due mondi: si chiama Con MoSto Piacere ed è uno spettacolo-concerto scritto e interpretato da Gianni La Rocca e Arianna Rolandi, cantato dalla voce di Maddalena Antonia e accompagnato dalla chitarra di Alessio Isgrò.
La storia ci parla di due commedianti, rappresentanti le due facce del clown (il Bianco e l’Augusto), che ripercorrono la storia del vino dall’epoca dei Sumeri fino al giorno d’oggi, passando dal Medioevo fino ad arrivare al cambiamento climatico. Intanto si riflette su alcune domande: quanto il vino influenza le nostre vite? Riusciamo a concederci i piaceri della vita o siamo sempre di fretta? I due commedianti riportano alla luce i versi di poesie antiche e moderne dedicate al nettare degli dei, dai Carmina Burana fino al celebre poeta cileno Pablo Neruda.
Il tutto unito da un’atmosfera comica e leggera. Intanto la parte musicale è affidata a voce e chitarra, che accompagnano il racconto, completandolo con canzoni dedicate al vino. Il loro viaggio musicale che va dal cantautore Mannarino a a Amy Winehouse, fino ad Edith Piaf. Lo spettatore-ascoltatore scoprirà la poesia che il vino è capace di risvegliare in noi.
Perché, come dicono nello spettacolo citando il grande poeta francese Charles Baudelaire: «È ora di ubriacarsi! Per non essere schiavi martirizzati dal Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre!». Con MoSto Piacere è un concerto-spettacolo che speriamo di rivedere presto, anche se in questo momento non è facile: dalla sua ha il fatto che possa essere replicato anche in spazi non teatrali come vinerie, enoteche, bar, ristoranti, vigneti, piazze e cortili. «Come nel vino si trovano note fruttate, speziate, e sapori a volte apparentemente lontani tra loro - spiegano dal progetto - così nel jazz cogliamo note che paiono dissonanti ma che creano armonie ricche e intriganti da assaporare con calma per coglierne l’essenza. Entrambi questi piaceri della vita per essere apprezzati richiedono di perdere la cognizione del tempo, vivendo le sensazioni che ogni attimo ci regala; questo principio è alla base dell’improvvisazione sia jazz che teatrale. Il connubio tra le arti favorisce uno spettacolo fresco, leggero e ritmato come un vino frizzante». I rimandi musicali sono davvero molti: c’è per esempio il brano jazz The Days of Wine and Roses di Henry Mancini (compositore e direttore d’orchestra statunitense), «che parla di ricordi del tempo passato, di rose e vino, un tempo felice che è volato via - spiegano - ma il cui ricordo riaffiora anche tramite un sorso di vino».
Un’altra canzone che compare nello spettacolo è Vino Divinodella cantante jazz Rossana Casale: «un elogio al vino - spiegano - visto un po’ come rifugio dalla frenesia di un mondo indifferente». Un passaggio del testo dice. «Vino divino/Scruto attraverso il vetro bersagli sfocati/Il fondo del bicchiere è il mio mirino sfalsato». «Un’altra canzone - spiegano ancora - che abbiamo inserito riguardo il vino, anche se non è propriamente jazz è Red Red Wine di Neil Diamond, che parla della disperazione di un amore non corrisposto che l’autore vuole dimenticare anestetizzandosi con il vino».
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