DA GUSTARE
La celiachia non è più un limite

Celiaca sin dai primi mesi di vita, nata e cresciuta in Liguria, la terra della focaccia. Praticamente una condanna da girone dell’Inferno dantesco per Valentina Leporati. «Nascere celiaci nella patria della focaccia ti mette già in una posizione di diversità notevole - racconta ridendo proprio Valentina, pasticcera e scrittrice -. Quando ero piccola ricordo che facevamo la spesa in farmacia e la prima focaccia l’ho acquistata proprio lì, confezionata. Non vi dico la delusione!». Qualche anno più tardi e centinaia di esperimenti dopo, Valentina Leporati è il volto bello della celiachia. Ha fatto della sua malattia la sua forza: nel 2017 ha aperto Valentina Gluten Free, un panificio pasticceria artigianale situato nel centro di Sarzana e lo scorso 24 marzo ha pubblicato Cucina gluten free, 100 ricette golose e sorprendenti(Vallardi). «Ho sempre lavorato nel settore alimentare, iniziando a 18 anni in una pizzeria - prosegue -. Cucinavo piatti normali senza mai poterli assaggiare ma lavorare a mano gli impasti mi ha permesso di conoscere le consistenze. Così ho iniziato a sperimentare ottenendo prima una serie infinita di disastri, poi il primo risultato diciamo ingeribile e oggi dei prodotti che mangiano tutti».
Una scelta coraggiosa quella di Valentina, mossa da un autentico rapporto di amore/odio con la celiachia. «L’ho vissuta male fino ai 18 anni. Mi sentivo estremamante diversa, “sfigata”. Evitavo feste e uscite per non dovermi sentire con i riflettori puntati tra quella che era la paura di stare male e l’imbarazzo di dover ogni volta spiegare un problema allora poco conosciuto». E poi cos’è successo? «Ho pensato che la celiachia non dovesse essere più un limite ma un’opportunità dato che farà sempre parte di me. Mi sono tatuata la spiga sbarrata sulla spalla e ho iniziato ad informarmi e a studiare, col desiderio di diventare il volto positivo della celiachia, di farne la mia migliore amica. C’è un modo per vivere una vita perfetta e tranquilla nonostante la malattia e da cinque anni accolgo nel mio negozio tutti gli «sfortunati alimentari», nessuno escluso».
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