SPAZI CONTESI
La giostra dei varesini rischia di non girare più
La burocrazia potrebbe fermarla. Lo sfogo del gestore 75enne: «Comprata nel 1999 per la città, è un servizio sociale per le famiglie»
C’è una giostra, a Varese, che profuma di antico e di sogni di infanzia. È la giostra gestita da Douglas Sortino, 75 anni, una vita spesa a far sorridere i bambini, spesso i nipotini di chi, un tempo, portava i propri figli proprio sulla sua attrazione. Eppure, oggi, quel meccanismo perfetto fatto di cavalli a dondolo e musica rischia di incepparsi, non per un guasto meccanico, ma per gli ingranaggi della burocrazia. La storia di Sortino non è quella di un occupante improvvisato. «Nel 1999 ho acquistato questa giostra appositamente per la città di Varese – racconta con un misto di orgoglio e amarezza – investendo 150 milioni di vecchie lire dopo aver ottenuto tutte le rassicurazioni e le licenze necessarie. Mi dissero: “Vai tranquillo, è tutto a posto”».
ACQUISTATA APPOSITAMENTE PER LA CITTÀ
Da allora, la giostra ha cambiato diverse posizioni, adattandosi una volta alle esigenze di sicurezza post-attentati in Europa, un’altra agli eventi previsti in città. Principalmente la giostra sta in piazza San Vittore. Ma oggi, la sensazione di Sortino è quella di essere diventato «di troppo». Il problema attuale riguarda le concessioni per il mese di maggio. Tra eventi sportivi (come i campi di basket in piazza) e manifestazioni benefiche, lo spazio sembra non esserci mai per quella giostra che, invece, a Varese ha una lunga storia. «Siamo un po’ arrabbiati – ammette Sortino – perché sembra sempre che la giostra sia il fastidio principale. Ho proposto soluzioni alternative, come l’angolo della torre civica in piazza Monte Grappa, proprio per non intralciare nessuno. Ma la risposta è il silenzio: il dirigente responsabile è in ferie e nessuno può prendere una decisione». Oltre al rimpallo tra gli uffici di Palazzo Estense, a pesare è il nuovo regolamento che limiterebbe a 21 giorni la permanenza delle attrazioni nel centro storico. «Una norma che non tiene conto dei tempi del lavoro: così si rischia di saltare i fine settimana fondamentali per la sopravvivenza economica – spiega –. Io ho sempre dato disponibilità totale, in piazza Podestà, sede storica della giostra, ero pronto persino a smontare una pedana ogni sera per garantire il passaggio dei vigili del fuoco. Chiedo solo un calendario definito». Douglas Sortino è il testimone di una tradizione che dura da cinque generazioni. «Ho preso la prima licenza nel 1970. Porto avanti questo lavoro perché mi dà felicità, perché ne ho bisogno economicamente e perché i genitori dei bimbi mi chiamano chiedendomi: “Ma perché non ci sei?” Ho sempre rispettato tutti, dalla chiesa di San Vittore alle autorità, ma oggi mi sembra di lavorare quasi “per grazia ricevuta”».
«QUESTO LAVORO È LA MIA VITA»
L’obiettivo di Sortino non è creare scompiglio o andare contro l’Amministrazione, ma sensibilizzare la cittadinanza: «La giostra non è un semplice ingombro urbano, ma un servizio sociale per le famiglie e un pezzo di storia locale». Se il futuro del centro storico di Varese deve essere vivo e accogliente, forse c’è ancora posto per quel giro di giostra che, da trent’anni, unisce generazioni di varesini. «Se vogliono eliminarmi, dovrebbero dirmelo chiaramente – conclude Sortino –, ma io sento ancora questo lavoro addosso. È la mia vita».
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