SECONDA PARTE
La torbida estate del 1964: le trame oscure del Piano Solo
Servì per mettere la democrazia sotto ricatto per fermare lo spostamento “a sinistra”

Estate del 1964. Mentre le trattative per formare il nuovo governo sono in stallo, il comandante dei carabinieri Giovanni De Lorenzo mette a punto i dettagli del “Piano Solo”: ventimila carabinieri devono occupare la Rai, le centrali telefoniche, le sedi dei partiti, le Prefetture di Roma, Milano, Genova, Torino e Bologna. Poi, deportare a Capo Marrargiu in Sardegna gli avversari. L’elenco è già pronto: De Lorenzo è stato a capo del Sifar - i servizi segreti dell’esercito - dal 1956 al 1962, e ha schedato migliaia di uomini politici. Materiale illegale, utile però a fini di ricatto. Dossier diffamatori – per fare pochi esempi – sulle turbe psichiche di Giuseppe Saragat, sulle preferenze sessuali di Mariano Rumor, sulla relazione tra Fernando Tambroni e l’attrice Sylva Koscina, su un figlio segreto di Mario Scelba. In tutto, gli “enucleandi” - il termine è a dir poco bizzarro - da prelevare sono 731. Comunisti, socialisti, democratici, anche dell’opposizione culturale: nella lista compaiono Pier Paolo Pasolini, il regista Gillo Pontecorvo, gli storici Aldo Garosci ed Enzo Santarelli.
A supporto del golpe, “solo” i carabinieri, appunto: le altre forze armate dello Stato sono escluse. Tutto segreto, ma qualcosa filtra, compreso l’incontro al Quirinale tra il Presidente Antonio Segni e lo stesso De Lorenzo del 14 luglio. E - come accennato - il 22 luglio Aldo Moro forma il nuovo governo di centrosinistra insieme al Psi, al Psdi e al Pri, con il leader socialista Pietro Nenni vicepresidente. Così mentre gli italiani trascorrono le vacanze ignari, la crisi si risolve e il pericolo di “golpe” è scongiurato. Nessun carabiniere viene mobilitato, ma il nuovo esecutivo accantona tutte le riforme di cui il Paese ha bisogno. Poi, il 7 agosto, Antonio Segni incontra Moro e Saragat. Il colloquio è drammatico e il corazziere di sentinella sente Saragat gridare: “Basta con queste prepotenze! So tutto del 14 luglio! C’è abbastanza per portarti dinanzi all’Alta Corte!”. Pochi minuti dopo qualcuno chiama aiuto: Segni sta male, è colpito da un ictus cerebrale. Al suo posto viene eletto Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat.
Passarono tre anni: lo scandalo esplose nel maggio del 1967 con le rivelazioni de “L’Espresso”. E ancora oggi si discute. Come interpretare la vicenda? Tra accuse e polemiche furibonde, quell’affaire portò a tre Commissioni d’inchiesta. Alla fine alcuni attribuirono al “Piano Solo” un carattere puramente difensivo, per altri invece emerse la “assoluta gravità, piena illegittimità, di rilevante pericolosità delle istituzioni”. Di certo, il “Piano Solo” era un piano anti-insurrezionale di emergenza per mantenere l’ordine pubblico in caso di disordini. A sua volta però era anche sovversivo: non per caso presentava numerose analogie con il “Piano Prometeo”, utilizzato nel 1967 dal colonnello George Papadopoulos per instaurare il governo militare in Grecia. Ancora: in quei giorni non vi era alcun segnale di turbamento dell’ordine pubblico, ed è difficile considerare conforme allo spirito costituzionale un intervento concordato segretamente tra il Presidente e il Comandante dei carabinieri senza almeno informare il governo e il Parlamento. Se quindi per “golpe” si intende la sedizione di corpi armati per rovesciare le Istituzioni democratiche, quello non lo fu. E, peraltro, senza l’appoggio dell’esercito non avrebbe avuto alcuna possibilità di successo.
Eppure, come scrisse Aldo Moro nel suo memoriale ai brigatisti durante la prigionia, il “Piano Solo” servì “per portare a termine una pesante interferenza politica rivolta a bloccare o almeno fortemente dimensionare la politica di centrosinistra”. In altri termini, mettere la democrazia sotto ricatto per fermare lo spostamento “a sinistra” dell’asse politico e le riforme di un governo legittimo. Insomma, fantasmi e trame oscure: la premessa della “strategia della tensione” e delle bombe che insanguinarono il Paese negli anni successivi.
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