NOTE IN LIBERTÀ
Le canzoni natalizie. Ed è subito fastidio
Tutti le odiano ma tutti ogni anno le ascoltano

Pochi giorni dal Natale, dopo un avvicinamento che, ogni anno, tende a dilatarsi (l’albero all’Immacolata? Meglio ai primi di novembre). E come presepi, luminarie e panettoni, c’è un fenomeno che puntualmente colpisce come un manrovescio al volto: le canzoni “a tema”. White Christmas di Bing Crosby? Il singolo più venduto della storia. Last Christmas dei Wham? Talmente azzeccato e abusato che, dal 2010, in tutto il mondo a inizio dicembre scatta la corsa al “non ascolto”. Le regole di Whamageddon? Evitare le note eteree del duo inglese e la voce del compianto George Michael (scomparso, fra l’altro, a Natale 2016). Chi ci riesce vince, chi fallisce - ed è molto dura evitare il brano, tra shopping, radio, tv e playlist varie - deve fare ammenda sui social (chi scrive quest’anno è finito nel Whamhalla, sorta di oltretomba vichingo in versione pop, il 2 o 3 dicembre). Rigetto? Certo, come conseguenza dell’enorme popolarità. Ne sa qualcosa Mariah Carey, che con All I Want for Christmas is You spopola da 30 anni. C’è chi da tempo (Michael Bublé) riemerge dall’oblio per un mese all’anno, chi (quasi tutti) a un certo punto della carriera decide di dedicare un pezzo alle festività (John Lennon, Paul Mc Cartney, Stevie Wonder e mille altri). Fenomeno prettamente commerciale, in linea del resto con la filosofia natalizia del mondo occidentale iperconsumista. Possibilità di scampo? Nessuna. Ma almeno sappiamo che è quasi tutto finito. Fino al 2025.
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