DA VEDERE
Le storie di frontiera di Domenico Iannacone
Tra inchiesta giornalistica e teatro civile, gli “invisibili” diventano umanità condivisa al Carcano di Milano il 20 maggio
Il teatro come spazio di coscienza civile, tra immagini e parole che aprono su diritti negati da ricucire, fragilità sommerse, verità inascoltate, invitando a guardare il mondo con occhi nuovi e riconoscere l’umanità in luoghi anche inaspettati e le storie che ci sfiorano senza che ce ne accorgiamo. Domenico Iannacone con Che ci faccio qui in scena porta al Teatro Carcano di Milano il 20 maggio il suo racconto televisivo neorealistico con un ritmo, appunto, teatrale, e trasforma le sue inchieste in incontro, ascolto, capacità di trovare storie straordinarie in quelle che passano a volte inascoltate, perché piccole, fragili, nascoste, apparentemente quasi senza valore. E proprio in teatro le emozioni e i ricordi si amplificano e lo sguardo sugli ultimi diventa veramente condiviso, davanti alle contraddizioni, alle domande irrisolte, ai sentimenti. All’umano. Il lavoro che il giornalista ha documentato in televisione, esplorando temi profondi e complessi dell’esistenza, dalla fragilità della mente alla cura, attraverso storie raccolte e rese con uno sguardo empatico e mai giudicante che dà voce agli “invisibili”: queste storie di straordinaria umanità diventano un modo, sul palco, per trasformare inchieste giornalistiche in teatro di narrazione, in uno spazio intimo di riflessione. E sul palco queste storie sembrano prendere una forma fatta di voce e di vita, rompendo le distanze: Domenico Iannacone sembra quasi prendere per mano il pubblico per accompagnarlo dentro i luoghi che lui stesso per primo ha attraversato, condividendo incontri ed emozioni. Con una carriera giornalistica iniziata giovanissimo, Iannacone è stato inviato di importanti trasmissioni televisive di inchiesta, oltre ad aver ideato e condotto programmi di successo. Ha vinto più volte il Premio Ilaria Alpi, nel 2015 il Premio Paolo Borsellino e nel 2017 il Premio Goffredo Parise. Nel 2022 è vincitore del Premiolino, autorevole premio nel campo del giornalismo. Anche con suoi lavori legati a film documentari ha ricevuto notevoli e numerosi riconoscimenti, tra cui il Civis Media Prize di Berlino, il Real Screen Awards di Los Angeles e il Peace Jam Jury Awards di Montecarlo e nel 2018 ha vinto il Festival del Cinema di Spello con Siamo tutti matti, che lo vede alla regia con Luca Cambi, un viaggio nella disabilità mentale raccontando il Teatro Patologico di Roma fondato nel 1992 da Dario D’Ambrosi e che permette a persone affette da disagio mentale di comunicare e uscire dall’isolamento attraverso la recitazione.
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