ARTE
Les Italiens de Paris si incontrano al Castello di Novara
La mostra celebra gli italiani attivi a Parigi: otto sezioni per 90 opere da collezioni pubbliche e private

Tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio della Prima guerra mondiale, Parigi divenne il centro del mondo catalizzando nella sua sfera di influenza intellettuali, artisti e collezionisti d’arte provenienti da tutta Europa, mettendo in atto al contempo una rivoluzione urbana che vide interi quartieri rasi al suolo per fare spazio ad ampi viali, grandi magazzini, palazzi ricostruiti al fine di accogliere una nuova classe borghese, sino alla costruzione di quello che è a tutt’oggi il simbolo di Parigi: la Torre Eiffel.
Molti furono i pittori italiani attratti dal turbinio della Ville Lumière. A darne la misura concorre Bodini, De Nittis et les italiens de Paris a cura di Elisabetta Chiodini, organizzata da METS percorsi d’arte, in corso al Castello Visconteo Sforzesco a Novara. Oltre al desiderio di confrontarsi con l’intellighenzia d’oltralpe, ad attrarre numerosi artisti italiani fu la vivacità del mercato.
A tale proposito ad aprire la prima delle otto sale dedicate alla mostra è il tema I pittori italiani alla conquista del mercato internazionale con opere, se pur di alto tenore espressivo, lontane dal contesto parigino come Un mercato a Costantinopoli (1874) di Alberto Pasini o Processione del Corpus Domini a Chieti (1877) di Francesco Paolo Michetti. Le due star si confrontano in un tête- a- tête dove protagonista assoluta è la figura femminile colta sia in ambiti pubblici come in parentesi di intimità. Nei saloni parigini sfilavano dame avvolte in abiti di gala adorni di ricami e lustrini in un susseguirsi di sorrisi languidi e ammiccanti ma anche in attesa di un incontro fatale tanto da richiamare alla memoria le parole di un proverbio in voga in quegli anni Bacco tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere.
Accanto agli aspetti mondani compaiono parentesi intime, tra questi la serie di ritratti di Giovanni Boldini dedicati a Berthe, modella e amante del pittore, mentre De Nittis, fatta eccezione per Signora in giardino (1882) e Fiori d’autunno (1883-18849) si dimostrò più sensibile alle richieste dei collezionisti. In mostra infatti compaiono ampie vedute che vanno da I crateri del Vesuvio prima dell’eruzione (1872) e Sulle rive della Sennaaccompagnato da Dans le blé entrambi eseguiti nel 1873.
Ad aggiungere ampio respiro ai bagliori della Belle Époque, il percorso espositivo dedica alcune sale a Federico Zandomeneghi, Antonio Mancini e Vittorio Corcos. Del primo compaiono delicati ritratti di figure colte in ambiti quotidiani quali Colloqui al tavolino (1890-1893) e Madre e figlia del 1879. Napoli e Parigi si congiungono attraverso gli scorci di Antonio Mancini, diffusamente richiesti dai maggiori mercanti europei, tra questi Bambina con fazzoletto giallo del 1875 e Scugnizzo con chitarra di due anni più tardi.
Il livornese Vittorio Corcos, giunto a Parigi appena ventunenne beneficiò della generosità di De Nittis che gli garantì protezione introducendolo nell’alta società. Nello spazio a lui dedicato si erge il celeberrimo Le istitutrici ai Campi Elisi dipinto nel 1892. La mostra chiude con i ritratti eseguiti da Boldini e Corcos in una straordinaria sfilata di dame avvolte in eleganti abiti da sera ricamati con perline e jais o avviluppate in morbide pellicce di lince. Accompagna la mostra il catalogo edito da META percorsi d’Arte con saggi di Elisabetta Chiodini e Paul Nicholls.
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