L’EVENTO
L’incredibile vita del Duca Bianco
All’Arcimboldi la retrospettiva su David Bowie

Poche immagini di palco, tanti momenti quotidiani. Sullo sfondo, un itinerario attraverso l’Europa che è stato anche un percorso di scoperta e trasformazione. Le 60 fotografie di Andrew Kent esposte alla mostra David Bowie – The Passenger, da sabato 2 aprile al Teatro Arcimboldi di Milano, raccontano il ritorno del Duca Bianco nel Vecchio Continente per il tour del 1976. Una fase di passaggio artistico cruciale, immortalato dall’amico Kent in una serie di scatti inediti che ripercorrono un viaggio nel quale viene catapultato anche il visitatore. «Ho lavorato nel mondo dell’intrattenimento musicale per circa 10 anni – confessa il fotografo – e quello con David è stato il mio lavoro migliore, di gran lunga il più piacevole e soddisfacente».
Reduce dai successi statunitensi, verso la metà degli anni Settanta Bowie decise di far rotta verso l’altra sponda dell’Atlantico. Accompagnato dal sodale Iggy Pop e muovendosi prevalentemente in treno, passò per alcune delle maggiori città europee, dalla Svizzera alla Finlandia. Al seguito c’era anche Kent, le cui foto mostrano l’intenzione di descrivere l’uomo ancor prima dell’artista: «Volevo immortalare il suo lato tranquillo. Avevamo una bella relazione personale, capivamo ciò che voleva l’altro. Non era la scelta giusta fotografare tutto quello che accadeva, ma solo certi momenti che erano intensi tanto quanto l’ambiente circostante. Ne immortalai una buona quantità, ma ho sempre cercato di sapere da lui quando fosse il tempo di fotografare. Penso che questo sia ben visibile nelle immagini».
Un particolare spazio è dedicato alla visita a Mosca, in piena epoca della cortina di ferro. Qui Kent ha scattato una delle foto preferite di Bowie, «quella nel centro della Piazza Rossa, dove Iggy ha un’espressione di paura e la macchina fotografica in mano». Quelle giornate hanno segnato anche lui: «Il momento più impressionante fu stare di fronte al mausoleo di Lenin nella Piazza Rossa. Guardare i soldati russi che marciavano è stato un momento iconico per me». Controversa la tappa di Londra, dove Bowie salutò Victoria Station con un gesto da molti interpretato come nazista. Ma secondo il fotografo, per Bowie la meta più importante fu Parigi, per la conclusione del tour. In quel frangente è avvenuto «il momento più intimo. David si era appena svegliato, era sdraiato sul letto e mi disse: “Vieni qui e scatta mentre mi trucco per gli ultimi show di Parigi”. Sono stati alcuni degli scatti più belli della mia vita. Andammo poi al locale Angel Blue sugli Champs Élysées per una festa finale notturna. Fu una sintesi del tour. C’è una foto con David molto felice mentre riceve una torta». Come fu per il viaggio, è con questa immagine che termina la mostra.
Non solo foto, tuttavia, all’Arcimboldi. Gli espositori hanno ricostruito uno dei vagoni che ha trasportato Bowie a Mosca, o la sua stanza d’albergo a Parigi. Inoltre, Kent ha fornito una serie di personalissimi cimeli: documenti d’archivio, borderò, liste di spostamenti, lettere di fan, costumi. Persino una tazza da tè russa con iconografie della Rivoluzione, scampata per miracolo alle perquisizioni della frontiera sovietica: «Ho collezionato molti memorabilia negli anni, per esempio molte chiavi di hotel. Un’altra cosa che ho sottratto mentre lasciavo la Russia è stato un cartello di un bagno pubblico in cui c’era scritto “carta igienica” in 4 lingue, nessuna delle quali era inglese. L’ho sempre trovato un fatto divertente. Comprai anche un altro paio di cose, come una di quelle bellissime scatole laccate per cui i Russi sono così famosi».
Con la sua macchina fotografica Kent ha ritratto alcuni dei più grandi performer degli anni Settanta: Elton John, Freddie Mercury, Jim Morrison, Kiss, Frank Zappa. Se ci ripensa, solo in un altro caso si è divertito tanto come in quella traversata con David e Iggy: nel ‘78 con Ozzy Osbourne. «Fu il mio ultimo tour. I Black Sabbath sono una band spassosa. E Ozzy è un pazzo».
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