VIOLENZA
Luino, caos al Pronto soccorso: arrestato
Un uomo è stato fermato dai carabinieri
Ancora momenti di tensione e violenza in un pronto soccorso, uno scenario che negli ultimi anni si è ripetuto con sempre maggiore frequenza negli ospedali italiani. Stavolta è accaduto all'ospedale di Luino, dove un uomo di 56 anni è stato arrestato dai carabinieri dopo aver aggredito personale sanitario e forze dell'ordine.
Protagonista della vicenda un disoccupato residente a Ferrera di Varese, già noto alle forze dell'ordine per numerosi precedenti. I fatti risalgono al pomeriggio di martedì 2 giugno. L'uomo si era presentato al pronto soccorso lamentando un forte dolore all'anca.
Secondo quanto ricostruito, si trovava in uno stato di alterazione dovuto all'assunzione di alcol e avrebbe iniziato ad agitarsi, arrivando a colpire un medico alla gamba sinistra.A quel punto è stato richiesto l'intervento dei carabinieri della stazione di Luino. In un primo momento il 56enne si sarebbe calmato, ma poco dopo avrebbe ripreso a dare in escandescenze. Durante le fasi dell'intervento ha aggredito anche una militare dell'Arma, colpendola con un calcio allo stinco destro e sferrando alcuni schiaffi mentre era a terra. Momenti particolarmente difficili anche per la presenza di altri utenti all'interno del pronto soccorso.
L'uomo è stato quindi arrestato con le accuse di resistenza a pubblico ufficiale e porto di oggetti atti ad offendere.
Nella mattinata di oggi, mercoledì 3 giugno, è comparso davanti al giudice Alessandro Chionna per l'udienza di convalida. Interrogato, ha negato ogni addebito, sostenendo di non avere colpito nessuno. Ha spiegato di essersi recato all'ospedale per un dolore alla gamba e di avere semplicemente chiesto una puntura, come avevo già fatto altre volte in passato.
Il pubblico ministero ha chiesto la convalida dell'arresto e la custodia cautelare in carcere, richiamando i numerosi precedenti dell'indagato, risalenti ai primi anni Duemila e anche con diversi episodi di resistenza a pubblico ufficiale. Di diverso avviso la difesa, rappresentata dall'avvocato Jacopo Arturi, che ha chiesto una misura meno afflittiva, al massimo l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Secondo il legale, l'uomo avrebbe negato i fatti non per volontà di mentire ma perché, a causa dello stato di alterazione alcolica, non ricorderebbe quanto accaduto. Quanto al coltello sequestrato, la difesa ha evidenziato che non è stato utilizzato e che ha una lama lunga appena 3,3 centimetri; lo stesso indagato lo ha definito un portachiavi. Al termine dell'udienza il giudice Chionna ha convalidato l'arresto e disposto la custodia cautelare in carcere.
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