L’OMICIDIO
Uccise il padre a Luino: semi-infermo di mente
Le conclusioni della consulente nominata dal giudice: «Disturbo paranoide». Ammanuel Rezzonico ritenuto comunque in grado di sostenere il processo
È parzialmente incapace di intendere e di volere a causa di un disturbo paranoide, ma è in grado di affrontare il processo. Sono le conclusioni della psichiatra Maria Teresa Ferla, illustrate ieri pomeriggio davanti al gip del Tribunale di Varese Marcello Buffa nel corso dell’incidente probatorio disposto nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Boris Rezzonico, il 57enne ucciso a coltellate dal figlio adottivo Ammanuel Francesco Rezzonico la sera del 6 luglio 2025 a Luino.
Sconto di pena in Corte d’Assise
La relazione della specialista, nominata dal giudice come consulente “terzo” dopo pareri contrastanti di accusa e difesa, cristallizza così uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda giudiziaria: lo stato mentale del giovane svizzero al momento del delitto. Secondo Ferla, Rezzonico soffre di un disturbo paranoide che ha inciso sulla sua capacità di intendere e di volere, senza però annullarla completamente. Una semi-infermità mentale che non esclude quindi la sua imputabilità, ma che potrà incidere in maniera significativa sulla pena nel futuro processo davanti alla Corte d’Assise di Varese. Un dibattimento che, a questo punto, appare inevitabile. Il reato contestato è infatti aggravato e non consente all’imputato di accedere al rito abbreviato.
L’incidente probatorio
L’incidente probatorio era stato chiesto dal difensore di Ammanuel, l’avvocato Eugenio Losco, dopo che le consulenze psichiatriche effettuate nei mesi scorsi erano arrivate a conclusioni opposte. Il consulente nominato dalla Procura aveva infatti ritenuto Rezzonico pienamente capace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Di diverso avviso la relazione fatta eseguire dall’avvocato Losco, che aveva invece evidenziato un quadro psicologico problematico e la necessità di un approfondimento tecnico super partes. Da qui la decisione del gip Buffa di affidare la valutazione alla specialista Maria Teresa Ferla nell’ambito di un incidente probatorio, così da rendere l’accertamento pienamente utilizzabile nel futuro dibattimento. All’udienza erano presenti anche i legali delle parti civili. L’avvocato Giuseppe Sassi rappresenta la sorella e il fratello della vittima Boris Rezzonico, mentre l’avvocato Andrea Pusceddu assiste i fratelli di Ammanuel.
Il movente resta un mistero
Il delitto avvenne nell’abitazione della madre del giovane, ex moglie della vittima, in via Vittorio Veneto a Luino. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, poco prima dell’aggressione Ammanuel avrebbe ordinato al fratello di legare i genitori al letto con il cavo di un telefono perché intenzionato a ucciderli. Davanti al rifiuto del familiare, il 24enne si sarebbe scagliato contro il padre adottivo, di nazionalità svizzera, colpendolo con una coltellata al petto risultata fatale. Dopo il fendente si scatenò una violenta colluttazione. Il fratello riuscì a disarmarlo e a inseguirlo lungo le scale del palazzo e poi in strada, fino a immobilizzarlo a terra in attesa dell’arrivo dei carabinieri. Boris Rezzonico morì poco dopo nonostante i soccorsi. Nei primi interrogatori il giovane ammise le proprie responsabilità senza però spiegare realmente il movente. «Ho ammazzato papà perché se lo meritava», una delle pochissime frasi pronunciate davanti agli investigatori. In altre occasioni ha fatto riferimento a uno stato di forte agitazione dovuto a una delusione sentimentale. Il suo difensore aveva invece escluso precedenti tensioni familiari, parlando di una situazione di forte disagio psicologico già emersa subito dopo l’arresto.
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