LA MOSTRA
L’universo creativo di Angelo Bozzola

Dai 10 centimetri ai tre 3 e mezzo. Dalla latta piegata con le mani all’acciaio corten forgiato in officina. C’è tutto l’universo creativo di Angelo Bozzola (1921-2010), nella mostra che inaugura la stagione espositiva di Palazzo Verbania a Luino.
Il titolo, Spazio e Ferro, racchiude gli elementi essenziali della poetica dell’artista, «l’energia della materia che dialoga con l’aria intorno, la capacità di modellare gli elementi per poi proiettarsi in una dimensione aerea, sgravandoli del loro peso. Il ferro non è mai stato così leggero». Ad affermarlo è Chiara Gatti, curatrice della mostra e direttrice artistica di Palazzo Verbania. Maestro del Movimento Arte Concreta (MAC), fondato nel 1948 a Milano da Monnet, Dorfles, Soldati e Munari, a partire dagli anni Cinquanta Bozzola riflette sul tema della forma e dello spazio, partendo dalla natura, fonte inesauribile dalla quale distilla la “Monoforma trapezio-ovoidale”, un modulo ripetibile all’infinito, secondo meccanismi ispirati alla riproduzione cellulare.
Le monumentali sculture dell’artista, quasi 7 quintali di ferro e acciaio corten smaltati, sono state posizionate - con l’aiuto di una gru - lungo la passeggiata a lago e davanti alla scalinata d’ingresso.
L’idea della mostra all’aperto, nata come soluzione post pandemica, è stata apprezzata dal pubblico che ha assistito all’arrivo dei colossi di ferro. Sul balcone al primo piano, spicca, con lo sfondo delle montagne, la grande Funzione-Sviluppo di Forma Concreta (1955) in acciaio inox con finitura lucida a specchio. Infine, nella sala delle lanterne, una quarta scultura di due metri di altezza dialoga con le raffinate decorazioni liberty riemerse nei recenti restauri. A fare da contrappunto alle sculture monumentali, nel palazzo sono esposti i bozzetti preparatori, insieme a una selezione di quadri orchestrati in incastri geometrici colorati, secondo le riflessioni di Bozzola sul tema del modulo.
Alti pochi centimetri, sono “sculture da viaggio”, come i libri da viaggio di Munari, ma più compatte rispetto alle opere dell’amico fondatore del MAC. Il dialogo tra i bozzetti e le opere finite permette di comprendere il processo creativo dell’artista e di apprezzare l’equilibrio tra le forme astratte e geometriche delle sculture e quelle della natura, il gioco di riflessi dell’acqua del lago sulle superfici smaltate e l’affacciarsi delle montagne nei varchi nella materia, feritoie spaziali che conducono lo sguardo verso l’orizzonte.
La mostra potrebbe essere l’occasione per lasciarne una in deposito permanente nei giardini a lago di Luino. Se ne sta parlando. Speriamo.
© Riproduzione Riservata