L’ADDIO
L’ultimo messaggio del sacerdote scrittore
Don Piergiorgio Solbiati è morto a 86 anni. Ha lasciato il segno a Varese, Luino e Saronno. Poco prima di Natale il suo ultimo messaggio agli amici su Whatsapp
L’ultimo suo video, inviato su WhatsApp a tanti che gli erano amici, è dello scorso 17 dicembre. Un confronto tra diverse Madonne del Latte, immagini di dipinti più o meno famosi tratti dalla storia dell’arte commentate con la voce flebile, roca, non sempre chiara: «La Madonna non guarda il Bambino, guarda tutti noi», sottolineava. È l’ultimo saluto “pubblico” di don Piergiorgio Solbiati, noto anche come autore di libri a metà strada fra la saggistica e la narrativa, spentosi ieri mattina all’ospedale di Circolo di Varese, all’età di 86 anni, dopo l’aggravarsi di una dolorosa malattia che lo aveva costretto da alcune settimane ad assentarsi dalla parrocchia varesina di Casbeno.
Ordinato nel 1965
Che le condizioni di salute si fossero d’improvviso aggravate lo si era capito da un passaggio che il prevosto della città, monsignor Gabriele Gioia, gli aveva dedicato al Te Deum dello scorso 31 dicembre in basilica San Vittore. Nato a Busto Arsizio il primo giugno 1939, don Solbiati aveva da poco tagliato il traguardo dei sessant’anni di ordinazione sacerdotale essendo stato ordinato in Duomo a Milano il 26 giugno 1965; con incarichi diversi era poi passato dalle parrocchie di San Pietro e Paolo in Saronno, di San Giovanni Battista a Desio, di San Pietro e Paolo a Luino con Colmegna come prevosto fra 1998 e 2015, prima di approdare a Varese, comunità pastorale Sant’Antonio Abate. Il segno più profondo, anche per la durata del mandato - diciassette anni - proprio in riva al lago Maggiore dove creò l’asilo nido “I Felicissimi”, sostenne in ogni modo l’istituto Maria Ausiliatrice, incrementò la pastorale della famiglia, varò una scuola di teologia per laici e s’impegnò in campagne di restauro dei beni artistici.
Appassionato di arte
Un’attenzione particolare, quella per il mondo dell’arte, della storia antica, della letteratura, che l’ha caratterizzato anche nella comunità di Casbeno attraverso l’organizzazione di incontri alla domenica pomeriggio su tematiche a carattere socio-educativo. Fra i suoi libri, quasi tutti editi dall’editore varesino Macchione, “Un prete superfluo”, “Almeno lasciatemi le favole”, “Un solo padrone” che aiutano a rispondere alla domanda “Chi è il sacerdote?”. E ancora: il romanzo “L’inverna”, con protagonista il frate Andrea che, non riuscendo a prendere sonno, una notte scende nel refettorio del proprio convento a Milano e se ne sta faccia a faccia con l’Ultima Cena di Leonardo; le vicende romanzate di “Un Cardinale per la Regina” dedicato alla sovrana di Svezia e “Due coetanei” con protagonisti il filosofo Sinesio e la matematica Ipazia. “Frastornato accecato assordato/da guerre pandemie/ alluvioni terremoti/torno fiducioso/a Te fonte di acqua viva/ per placare la sete di giustizia/libertà fraternità e pace/perché in me si affacci/il Tuo volto umano/in questo Natale”. Così il suo desiderio, due anni fa.
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