LA RIFLESSIONE
L’università dell’Insubria ha grandi potenzialità
Servono spazi per organizzare mostre artistiche e/o fotografiche, oppure concerti e vari altri incontri musicali. C’è l’esigenza di collegare più strettamente e velocemente le realtà di Como, Varese e Busto

Il nostro territorio ha compreso tutte le potenzialità connesse con l’attività di un’università? Domanda cui è difficile rispondere se non si è preventivamente in grado di rispondere a un’altra domanda - altrettanto decisiva -, ovvero la seguente: che cos’è un’università? Occorre quindi partire dalla seconda domanda per poter poi rispondere in modo socialmente fecondo anche alla prima.
NON SOLO STRUTTURE
Un’università non coincide, in primo luogo, con le proprie strutture, gli edifici, le aule et similia. Certamente tutte queste strutture sono indispensabili e, invero, fondamentali per la normale vita accademica quotidiana. Tuttavia, non bisogna mai cadere nell’errore di pensare che le strutture fisiche siano - di per sé - il cuore pulsante delle università. Per quale motivo? Perché ciò che è importante non sono le strutture in sé - che pure hanno, naturalmente, un rilievo - bensì gli uomini e le donne che vivono e lavorano entro queste strutture. Spesso, invece, si commette proprio l’errore di identificare un ateneo unicamente con le sue strutture, dimenticando, sistematicamente, le personalità che le animano.
BIBLIOTECA UMANISTICA
A Varese abbiamo bisogno, in primo luogo, di strutture universitarie che possano interagire positivamente con tutto il nostro territorio. Un solo esempio emblematico: ormai l’università dell’Insubria può essere considerata come un ateneo di medio livello per numero di iscritti e per la ricchezza della sua offerta formativa. Tuttavia, questa nostra università, nata da un preciso nucleo di discipline scientifiche (medicina e scienze naturali), non dispone ancora di una Biblioteca umanistica. Questa gravissima carenza non è avvertita solo dagli studiosi e dagli studenti di discipline umanistiche, perché attualmente, quando si pensa, a livello internazionale, a una Biblioteca universitaria degna di questo nome quest’ultima è sempre concepita come il cuore dell’ateneo nel quale non solo si mette a disposizione dell’intera comunità accademica una biblioteca degna di questo nome, ma si crea anche uno spazio di aggregazione dove gli studenti possono studiare, incontrarsi, confrontarsi liberamente, consumare i propri pranzi, avendo a disposizione strutture informatiche adeguate alle loro esigenze di studio e di vita.
APERTURA AL TERRITORIO
Non solo: queste Biblioteche prevedono anche ampi spazi per conferenze e lezioni (con una capienza anche di mille posti!), spazi per organizzare mostre artistiche e/o fotografiche, oppure concerti e vari altri incontri musicali. Insomma si tratta di una struttura naturalmente aperta al proprio territorio, che ne costituisce un oggettivo arricchimento e un suo potenziamento civile.
UN FARO DI RIFERIMENTO
Ma, come si è visto, un ateneo è formato soprattutto da persone - docenti, studenti ed amministrativi - che devono percepire la centralità della ricerca scientifica e della stessa formazione. Per questa ragione in un’università degna di questo nome tutto deve necessariamente ruotare attorno - e in funzione - dello studio, della ricerca scientifica (in ogni ambito del sapere!) e della formazione. In questa prospettiva gli amministrativi devono allora avvertire la necessità del loro lavoro quale supporto e aiuto decisivo per tutte le attività poste in essere dall’ateneo. Il quale ultimo, a sua volta, non può allora che aprirsi costantemente sul proprio territorio e bacino d’utenza privilegiato, trasformandosi in un “faro” di riferimento per tutto il proprio territorio, ovvero come uno spazio che aiuta un territorio a crescere e a migliorarsi. Il che non implica solo un’osmosi più intensa tra l’università e le scuole (d’ogni ordine e grado), ma implica anche l’elaborazione di nuove proposte e di nuovi progetti in grado di cambiare, in meglio, la vita di tutti i cittadini.
RETICOLO DI COLLEGAMENTI
Per un’università “territoriale” come la nostra. occorre allora rendere consapevoli gli amministratori dell’esigenza di collegare più strettamente e velocemente le realtà di Como, Varese e Busto entro un reticolo di percorsi e di collegamenti al passo con il nostro tempo. Avvertendo, per esempio, la necessità di agevolare - il più possibile – anche un rapporto diretto e agevole con il capoluogo della nostra regione, ovvero Milano. Da questo punto di vista bisognerebbe allora collegare Varese e Milano con un metrò leggero che - secondo lo standard europeo - consenta di percorre i 50 km che ci separano da Milano in 15 minuti. Né basta il collegamento con Milano, perché il territorio insubrico include anche il Ticino. Bisognerebbe così creare una sorta di “Swiss-metrò” che aiuti a ricostruire quella fitta e intelligente rete di trasporti e di interscambi che - paradossalmente - un tempo esisteva nel nostro territorio, ma che è stata poi, sciaguratamente, distrutta per l’insipienza degli amministratori degli anni Cinquanta del secolo scorso. In questa prospettiva l’università gioca allora un ruolo fondamentale che aiuta tutti i cittadini a comprenderne il suo ruolo fondamentale e decisivo.
Il servizio completo sulla Prealpina di giovedì 5 dicembre, in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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