DIVERTIMENTO
Magic: stimolo per la mente e divertimento per l’anima
Il primo gioco di carte collezionabili del mondo creato nel 1993. Il varesino Lorenzo Terlizzi è tra gli 8 migliori giocatori

«Lo vedo come una combinazione tra scacchi e poker. Dal punto di vista strategico è come vedere le pedine sul tavolo e cercare di utilizzarle al meglio. Però ci sono anche risorse nascoste, le carte in mano, di cui l’altro non è a conoscenza, come nel Texas Holdem. Quindi Magic ha una componente sia di lettura del tavolo sia di quello che l’avversario può avere in mano ed è una cosa è molto challenging».
Analisi e passione sono facce della stessa medaglia per Lorenzo Terlizzi, tra gli otto migliori giocatori al mondo di Magic: The Gathering. Lo scorso settembre a Las Vegas il varesino classe 2004 è stata la sorpresa del torneo, che radunava i 105 giocatori più abili del celebre card game a livello planetario. Un percorso iniziato nell’estate di otto anni fa, quando Terlizzi aveva appena finito la prima media e cominciò a giocare a Magic con i suoi compagni di oratorio.
«Nella mia generazione c’è stato un passaggio preciso. Si iniziava da piccoli alle elementari con le carte dei Pokémon, poi Yu-Gi-Oh! e poi sono passato a Magic che, tra virgolette, è un po’ più da grandi. Ho iniziato a fare i tornei a 12 anni e la gente che giocava ne aveva anche 25 o 30. Guadavo anche su YouTube o Twitch i tornei competitivi e ho sempre sognato di arrivare a parteciparvi». Ma la strada era in salita.
«I tornei professionistici sono tutti a qualifica. Nel 2022 ce l’ho fatta e da lì ho iniziato a fare i cosiddetti Pro Tour, ovvero Professional Tournament, che sono tre all’anno e permettono di qualificarti al mondiale che ho poi fatto a Las Vegas. Al mondiale c’erano i cento più forti al mondo e ho avuto la fortuna di potermi preparare con un gruppo di giocatori molto forti che venivano da tutte le parti del mondo».
Nei giorni precedenti alla gara, i partecipanti sono infatti smistati in quelle che vengono chiamate testing house, spazi dove potersi preparare e scambiare consigli. «Una cosa molto particolare che è stata la svolta per me è stata, a due giorni dal torneo, l’aver cambiato mazzo all’ultimo. Tutto il team era deciso per un tipo di mazzo su cui io non ero così convinto. Alla fine, questa mossa ha premiato, perché l’altro mazzo è stato il peggiore del torneo e invece il nostro è stato il migliore a performare. Quindi ho imparato a essere open-minded in queste situazioni».
Una delle cose che Lorenzo si porta dietro con più emozione non è tanto il piazzamento, ma proprio l’esperienza della testing house: «Si fa gruppo, si conoscono persone nuove e anche avere uno scambio culturale con gente che viene da posti diversi dall’Italia è qualcosa di molto stimolante mentalmente».
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