VOLI E PETROLIO
Malpensa, gli aerei e il carburante che non manca
Compagnie preoccupate dall’allarmismo. Ma lo scalo varesino non ha problemi di rifornimenti
La vera preoccupazione, a sentire le compagnie aeree, è l’eccessivo allarmismo sulle riserve di carburante che rimbalza da un angolo all’altro d’Europa. E, naturalmente, nel suo dipanarsi tocca anche Malpensa. Che la causa sia la guerra nel Golfo Persico innescata dagli Usa è purtroppo noto, come pure il fatto che il conflitto incide sulla circolazione della maggior produzione di petrolio al mondo. Ma il punto è che impazzano le percentuali sugli approvvigionamenti e, soprattutto, la preoccupazione che a settimane gli aerei potrebbero rimanere a terra. Con la conseguenza principale che non si volerà più e che chi compra oggi i biglietti per l'estate rimarrà fregato. E così? Non proprio. Almeno al momento.
Nessun contraccolpo
Ovvio, non c’è certezza sulla guerra. Va da sé che se degenerasse oltre quanto già accade e non si fermasse a breve come tutti auspicano, l’aviazione civile sarebbe un problema minore al pari di tanti altri. Ma a desso a Malpensa, a Linate, nei maggiori aeroporti italiani ed europei, il carburante non manca. Malpensa addirittura non pesca da raffinerie lontane, ma a una quarantina di chilometri di distanza (articolo qui a fianco). E, da quando è iniziato il conflitto, non ha avuto nessun contraccolpo su tale versante. Mentre Linate ha registrato soltanto qualche giorno di calo delle disponibilità, ormai superato, dovuto a uno dei suoi fornitori.
Le frequenze
Ciò detto, non è che non cambi niente. Il quadro è comunque variato rispetto al solito di una stagione Summer qual è l’attuale. Ma, sempre confrontandosi con qualche compagnia che nei due terminal va per la maggiore, si tratta di semplici e strategici spostamenti sulle frequenze. In pratica, i vettori stanno tarando i voli in base alla nuova situazione che comunque comporta alcune riduzioni. Tuttavia, finora, lo stanno facendo non in modo emergenziale, quanto invece secondo i canoni commerciali che spesso comportano la diminuzione di voli su una rotta anziché un’altra per motivi di mercato. In tal caso, tra le ragioni, ai coefficienti di riempimento si uniscono i calcoli sulle necessità di carburante. Insomma, si fa di necessità virtù.
L’impennata
Resta il tema dei costi. Innegabile che il prezzo del jet fuel abbia avuto un’impennata vigorosa. È più che raddoppiato da febbraio. Questo incide sui biglietti. Però ci sono alcuni altri aspetti da considera. Uno: la maggior parte del carburante è raffinato in Europa. Due: nel breve termine non c’è problema di scarsità e l’eventuale rischio è sul lungo periodo. Tre: nel caso si acquistassero i biglietti ora per un volo che poi a situazione precipitata verrebbe annullato, restano valide le solite garanzie per riprotezione o rimborso. Per questo le compagnie contano sulla diminuzione dell’allarmismo incontrollato: starebbe facendo più danni di rincari e difficoltà nei rifornimenti.
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