LA DIVULGAZIONE
Marco Pangallo: da cantante lirico a influencer operistico
Il suo profilo Instagram conta più di 5500 follower: un affare per i giovani che parla via reel

«Il mio obiettivo è anche quello di svecchiare il mondo dell’opera, far cadere vecchi pensieri prefissati che sono legati a esso. Nei miei video do una piccola chicca di quello che il teatro in realtà è: l’obiettivo finale è sempre quello di invogliare lo spettatore ad andare a sentire un’opera in teatro, ad andare a vivere il teatro».
Marco Pangallo, gallaratese, si è ritrovato dall’essere un cantante lirico (oltre che appassionato d’opera) a un vero e proprio influencer operistico. I content di divulgazione postati sul suo profilo Instagram, che conta più di 5500 follower, stanno facendo conoscere e apprezzare a tante ragazze e ragazzi una musica apparentemente lontana dalle modalità abituali dei social. «Purtroppo - spiega - è qualcosa che non si conosce, e non perché i giovani non vogliano, ma perché è l’opera che non si presenta a loro. E io sono felicissimo e orgoglioso di svolgere questo compito».
Studioso di canto barocco e concertista diplomato al Conservatorio Verdi di Milano, Pangallo è egli stesso un giovane che conosce i gusti dei propri coetanei. E che è diventato un caso social senza pianificazioni a monte: «Ho incominciato circa a novembre 2022, letteralmente per gioco. Per una serie di circostanze mi sono ritrovato in un periodo a non far nulla e siccome mi ha sempre affascinato il mondo dei social, ho provato a unirlo alla mia passione. All’inizio ho parlato della trilogia di Mozart, Le nozze di Figaro, Così fan tutte e Don Giovanni. Ho cominciato pubblicando il mio format “Ma lo sapevi che?” e vedevo che per lo più i non appassionati si interessavano. Quello è stato il motivo principale che mi ha spinto a continuare. Pensavo sarebbe stato un contenuto che sarebbe piaciuto solo ai miei colleghi musicisti e basta, invece no. Ho cominciato a fare 20mila, 30mila, 40mila views, fino ad arrivare a un reel sul mezzosoprano Cecilia Bartoli che ne ha avute 580mila e man mano la gente, soprattutto quella che non ha nulla a che fare con il mondo dell’opera, mi chiedeva dove poteva vedere l’opera di cui avevo parlato e consigli di ascolto».
Da lì sono nate diverse e prestigiose collaborazioni con centri operistici di valore e tradizione, su tutti il prediletto Teatro Regio di Parma, sfociate poi in ospitate su Repubblica e Rai 1 in cui Pangallo ha dimostrato una coinvolgente abilità comunicativa. «Il punto cruciale del perché i miei video funzionano è perché cerco sempre di utilizzare un linguaggio molto comune e semplice, se vuoi giovanile (ma non che i giovani siano ignoranti, anzi), perché in giro se ne vedono tanti che cercano di fare questo lavoro ma spesso utilizzano un linguaggio talmente difficile che non fanno altro che confermare l’idea che l’opera sia qualcosa di passato e di antico, cosa non è assolutamente vera. E poi un video con una persona che mi parla in un italiano talmente complesso che ci vuole la Treccani parola per parola lo skipperei subito. Quindi, ecco, secondo me la chiave che fa funzionare il tutto è un linguaggio strettamente fruibile, spesso anche comico e molto sarcastico».
Si sorride e al contempo si impara, insomma, allontanandosi dal luogo comune che vede il melodramma come un repertorio stantio ed elitario: «L’opera è quotidianità. Poi possiamo inserirla in una scenografia dell’Ottocento, però la tematica, il sentimento, la figura dell’essere umano che vengono rappresentati sono gli stessi nostri. Una Violetta che muore nella Traviata,o che vuole amare e che percepisce come strano il poter amare un uomo, è lo stesso di una ragazza che fa l’esperienza del primo amore e non sa come gestirlo».
La forza della divulgazione sta proprio in questo, d’altra parte: nel chiarire come un argomento all’apparenza altamente specifico e specialistico ha in realtà qualcosa da dire a qualsiasi persona abbia voglia di prestare ascolto. Neofiti e Gen Z compresi: «C’è poca possibilità per il giovane di accendere la tv e sentire, per esempio, una Traviata. L’unico spazio dedicato all’opera è il 7 dicembre, con la prima della Scala su Rai 1, e qualcosa su Rai Cinque, che però raramente è guardata dai ventenni. È allora l’opera che deve andare verso i giovani. Quando vedo l’interesse di chi non fa parte del mio mondo capisco che lì ho centrato il punto: non è far conoscere l’opera ai miei colleghi ma a chi non ne ha mai saputo e magari va a teatro dopo aver sentito un mio video».
© Riproduzione Riservata