COMICO
Max Angioni nel suo nuovo spettacolo
«L’ironia è uno strumento: cerco di far collimare la parte profonda con quella più superficiale»

«Anche meno»: ancora una volta un titolo particolare per il nuovo spettacolo di Max Angioni, al Tam Teatro Arcimboldi di Milano dal 3 al 7 aprile e al Teatro di piazza Repubblica di Varese il 25 maggio. E lo sguardo semplice ed esilarante di un comico che stupisce sempre con le sue battute brillanti dal ritmo serrato. «Anche meno è un po’ una cosa che sento in questo periodo, non è il fil rouge dello spettacolo, ma un modo in cui mi sento io in questo momento, ossia quello di ridimensionare un po’ la mia quotidianità per trovare ritmi e bisogni un po’ più umani. Una cosa che sto riscontrando un po’ in tanti artisti che cercano di apparire un po’ meno per cercare di star bene. Quindi un pochino io cerco quello: tutto può essere fatto, ma stiamo tranquilli, ché le cose importanti sono altre».
Ed eccolo lì, Max Angioni, con quella naturalezza che spiazza, a parlare «del mio corpo che a un certo punto sembra volermi dire qualcosa, mi trema l’occhio, mi sento stanco e decido di andare piano, di andare in terapia e da lì capisco cose mie e le racconto, proprio come in un percorso terapeutico». In un viaggio che dal palco sembra scendere in teatro per essere compiuto con il pubblico, con il quale il parlare del quotidiano crea punti di contatto, apre a tanti argomenti. Collegandosi all’ironia «partendo dalla realtà - spiega Angioni -, perché già raccontare la realtà con un po’ di distacco la fa apparire grottesca. E poi parlando di cose che riguardano te in maniera particolare si entra automaticamente in empatia. L’ironia è uno strumento: basta raccontare e io cerco di far collimare la parte profonda con quella più in superficie».
Con testi dello stesso Angioni e regia di Ester Montalto, Anche meno è prodotto da Vera Produzioni. Un figlio unico poco più che trentenne, che ha costruito un mondo immaginifico attraverso il quale filtra i piccoli avvenimenti quotidiani e le grandi domande esistenziali, reinterpreta in modo surreale tutto quello che gli passa per la testa: dai ricordi delle prime volte all’incredulità per le grandi conquiste, alle domande più curiose e originali sulla storia e il senso della vita. E lo fa da un palco, che per Angioni rappresenta «il luogo che cerco di trovare in cui per un’ora e mezza o due posso controllare, che dipende da me mentre il resto può dipendere da cose che accadono, da problematiche. In quelle due ore cerco di avere uno spazio dove ho io il controllo ed essere tranquillo: è un momento di quiete in mezzo al mare mosso».
Sotto il segno del sorriso. O della risata che può salvare il mondo. O forse no? «No - risponde Angioni a questo proposito -. La medicina, la democrazia sono importanti. La risata può alleviare una giornata, far passare il nervosismo e periodi brutti. Ma salvare il mondo no. Anche meno!».
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