MERCATO
Investire nell’arte online

Dal 2009, anno della crisi, in cui movimentava 35,9 miliardi di dollari, il mercato dell’arte è sostanzialmente cresciuto, anche se tale crescita è stata punteggiata da anni di contrazione; nel 2019 il volume d’affari si è attestato su quota 64,1 miliardi, con una punta massima toccata nel 2014 di 68, 2 miliardi.
Al contrario, sebbene senza l’esplosione né il consolidamento che gli osservatori si aspettavano, il comparto delle vendite online è stato in costante crescita, raggiungendo il valore di 4,64 miliardi nel 2018 e registrando dunque un aumento del 9,8% rispetto al 2017, secondo le rilevazioni del rapporto Hiscox, uno dei principali strumenti che annualmente analizzano lo stato di salute del mercato digitale delle opere d’arte. Tuttavia non si pensi che nel mercato online si registrino le vendite milionarie che incendiano le pagine non solo delle riviste specializzate ma anche dei quotidiani. Infatti, sempre secondo il rapporto predetto, quasi l’80% degli acquirenti che si rivolgono alle vendite telematiche preferisce non superare i 5000 dollari per ogni acquisto. E il fatto che vengano richieste opere di fascia bassa è un dato interessante anche da un punto di vista sociale e culturale: tale tipo di opere rappresentano il «livello d’ingresso» nel mercato dell’arte sia per gli artisti sia per i collezionisti. Quest’ultimo è un dato stabile negli ultimi anni e significativo, considerato soprattutto l’incremento che ha subito dal 2015, quando la percentuale di compratori che acquistava sotto i 5000 dollari era del 67%.
È anche probabile che il dato relativo agli acquisti di fascia bassa sia giustificato dalla permanenza di serie preoccupazioni che affliggono coloro che comprano davanti ad uno schermo; prima fra tutte l’impossibilità di valutare lo stato di conservazione dell’opera; poi il timore della famosa «fregatura», acquistando un’opera falsa o qualcosa di diverso da ciò che appare. Preoccupazioni, queste, strettamente legate non solo alla reputazione del venditore, ma anche alla fiducia che in esso si ripone.
Non è un caso che ai primi posti della classifica delle piattaforme di vendita più frequentate dai collezionisti figurino i siti di alcune celebri case d’asta o siti “storici”. Tra le prime Sotheby’s, Christie’s e Philips, la cui fama è globale e solida la reputazione: siti questi ultimi che, oltre ad offrire strumenti di analisi del mercato, mettono in contatto i potenziali acquirenti con gallerie e case d’asta.
Da ricordare anche Artprice.com che, pur non effettuando vendite, è molto frequentato poiché, come recita il sito, «leader mondiale sulle quotazioni e gli indici dell’arte»: in pratica un’immensa banca-dati, alla quale si può accedere gratuitamente (previa iscrizione) anche se i servizi più completi sono a pagamento.
Anche in questo settore Instagram ha superato Facebook come social più usato sia dai collezionisti sia dagli operatori. I social media vengono spesso impiegati per scoprire e restare aggiornati sulle nuove tendenze, nonché per seguire gli attori del mondo dell’arte: artisti, istituzioni e gallerie; il 75% dei quali sfrutta i social per promuovere le proprie attività, cercando di aumentare la propria reputazione e fornire nel contempo un’adeguata informazione artistica e commerciale ai propri «seguaci».
Da notare che i compratori stessi considerano gli artisti gli influencer più capaci di orientare le loro decisioni di acquisto, seguiti dalle gallerie, le cui «capacità persuasive» superano nettamente quelle di critici e curatori.
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