A PALAZZO REALE
Emilio Vedova: pittura come denuncia

Sulla forma circolare hanno lasciato le penne fior di artisti. Emilio Vedova no, se ne è impossessato pervadendo la superficie con frenetica e dinamica gestualità.
La potenza della sua azione si mutuava attraverso un respiro innovatore composto da pennellate dense di colore in continua frammentazione ma tra loro unite da sussulti pulsanti sino all’oblio della superficie sulla quale operava, proiettando intenzioni cromatiche e espressive oltre la perfezione della forma circolare.
Tale maestria appare leggibile nella mostra che dell’artista porta il nome, a cura di Germano Celant nella maestosa Sala delle Cariatidi a Palazzo Reale di Milano, con intervento realizzato dallo studio Alvisi Kirimoto di Roma che prevede l’esposizione sia a muro che a pavimento di oltre 60 lavori, alcuni dei quali di imponenti dimensioni.
L’insieme composto da opere che vanno dagli anni Quaranta sino agli anni Novanta, si impone al visitatore per la sua pregnante intensità in misura tale da fare emergere la forza inventiva di un artista mai appagato del suo lavoro.
Una parete lunga 34 metri e alta 5,30 delinea percorrenze visive affinché lo sguardo, muovendosi in più direzioni, possa percepire il respiro profondo del grande pittore veneziano.
In quelle opere si colgono le sue mai dome ritmiche interiori, i flussi di istintiva violenza, le urla impresse alla superficie, la purezza gestuale di un primitivo direttore d’orchestra oltre a un desiderio comunicativo le cui radici affondavano nella gioia infantile del fare, sino alla consapevolezza dell’adulto di fronte all’opera compiuta.
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