LA MOSTRA
I volti ideali di Canova

Infinite sfumature di perfezione femminile. Volti dalla forme purificate, ma al contempo vere.
Sono le “teste ideali” di Antonio Canova, esito altissimo del suo operato all’apice della carriera, artista stimato e richiesto in tutta Europa. Sempre alla ricerca del bello ideale, Canova qui sembra trovarlo in visi dalle proporzioni classiche, imperturbabili nella materia morbida come burro e liscia come avorio.
«Bello ideale - scriveva il teorico del Neoclassicismo Francesco Milizia - è la riunione delle parti più belle scelte dagli individui più belli. La natura non dà mai un tutto perfettamente bello: frammischia sempre, fra le parti belle, altre meno belle, e anche delle brutte o per eccesso o per difetto. L’artista sceglie le più belle e ne fa un tutto compiutamente bellissimo. Questo è il bello ideale».
Ventiquattro sono le teste ideali, (secondo una definizione del Canova stesso), in prestito da istituzioni nazionali e internazionali esposte nella mostra inaugurata venerdì 25 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.
Curata da Omar Cucciniello e Paola Zatti, l’esposizione indaga genesi ed evoluzione del particolare e fortunato filone dedicato alle molte diverse declinazioni della bellezza femminile.
Il culmine di questa ricerca formale, volta a spogliare i volti di dettagli superflui, è incarnato nella testa della «Vestale», un viso che collega la perfezione classica alla ricerca contemporanea di forme pure e concetti astratti e intangibili, un ponte lanciato da Policleto a Wildt, fino all’arte concettuale di Giulio Paolini.
Da un lato una suggestione dei modelli da cui lo scultore prese spunto, dall’altro del valore universale della sua arte. Realizzata tra il 1818 e il 1819, la «Vestale» fu replicata in tre marmi riuniti in occasione di questa mostra: accanto al marmo di Milano, quelli provenienti da Lisbona e Los Angeles, mai esposti in Italia, in dialogo con esempi successivi, a testimonianza del successo del tema per tutto l’Ottocento in una lunga serie di variazioni esplorate dai successori, da Pompeo Marchesi a Gaetano Monti.
In contemporanea, alle Gallerie d’Italia, la mostra «Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna» rappresenta, sia per l’importanza e la bellezza delle opere esposte, che per la grande rilevanza scientifica, una straordinaria occasione di conoscenza della scultura tra Sette e Ottocento. Un antefatto fondamentale per la mostra della GAM, con cui è gemellata (per il progetto >canovamilano è prevista una riduzione reciproca del biglietto d’ingresso).
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