ENZO MARI
Il maestro del design e della sinistra

È scomparso lunedì 19 al San Raffaele a 88 anni Enzo Mari, tra i più grandi designer italiani del Novecento. Ma ancora più imponente è il lascito del suo pensiero, spesso provocatorio, polemico, fortemente politico, che sin dagli anni cinquanta ha spinto prepotentemente per un innovamento dell’intero concetto di design ma non solo. Con la mostra molto dibattuta «Falce e martello» ha definito l’idea di sintesi con una falce e un martello incrociati divenuti nel secolo scorso il simbolo di un partito e della sua ideologia.
Li ritroviamo in «Enzo Mari Falce e Martello» in corso alla storica Galleria Milano dove, a distanza di 50 anni, viene riproposta la stessa mostra quale omaggio all’artista e al design libero da sempre dalle sirene consumistiche del mordi e fuggi. Non va dimenticata l’origine del progetto nato dall’idea della studentessa, Giulia Einaudi e resa di nuovo attuale grazie alla ricostruzione filologica dell’archivio della Galleria e della Fondazione Mari.
Alla grande scultura lignea che accoglie il visitatore appena varcata la soglia dello spazio milanese è stato affiancato il particolare del retro della croce presente ne «Il presepe di Greccio» eseguito da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi, a definire una ellissi temporale di straordinaria portata simbolica e culturale.
Compaiono inoltre bandiere di lana serigrafate distinte da differenti cadenze cromatiche, mentre una litografia pone in successione 168 simboli raffiguranti falce e martello. A chiudere la mostra, ritrovato dopo una lunga ricerca, il film «Comitati politici - Testimonianza sulle lotte operaie in Italia nella primavera del ‘71», realizzato da Mari con il gruppo di lavoro composto da alcuni studenti del centro Sperimentale di Roma.
La pellicola ripropone le tensioni e le passioni che animarono la coscienza politica e sociale di quel periodo. A documentare il genio creativo di Enzo Mari concorre una grande mostra antologica alla Triennale curata da uno storico dell’arte della levatura di Hans Ulrich Obrist, che resterà aperta fino al 16 gennaio.
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