LA PRIMA
La Scala prova a riveder le stelle

Alla Scala hanno sperato fino all’ultimo, ma dopo settimane di incertezza ci si è dovuti arrendere all’evidenza della pandemia: mettere in scena la Lucia di Lammermoor di Donizetti, prevista per oggi, 7 dicembre, sarebbe stato un azzardo. Troppi i problemi logistici, le incertezze sugli spostamenti degli artisti, i rischi di una quarantena generalizzata per le maestranze e soprattutto la spada di Damocle di un lockdown ancora più severo.
Sarebbe comunque stata una “prima” in una sala completamente vuota: una “prima” senza pubblico, malinconica come mai si era vista negli oltre duecento anni di storia del Teatro milanese.
Ad inizio novembre il sovrintendente Dominique Meyer, fresco di nomina, ed il Direttore Musicale Riccardo Chailly hanno così alzato bandiera bianca, mettendosi al lavoro su un piano alternativo: il 7 dicembre scaligero si è trasformato in una luminosissima serata di gala dal titolo A riveder le stelle, uno spettacolo di musica e di danza con un’autentica parata di stelle della lirica internazionale organizzato in collaborazione con Rai Cultura e trasmesso in diretta a partire dalle 17 su Rai 1 e Radio 3 ed in streaming Raiplay in Italia, in Francia e Germania (in collaborazione con ARTE) ed in numerosi altri Paesi del mondo.
Poco o nulla a che vedere, è inutile nasconderlo, con la tradizionale apertura operistica degli ultimi 7 dicembre, anzi di tutti 7 dicembre che si sono succeduti senza interruzione dal 1951 fino ad oggi. L’alternativa, però, era un’apertura in tono minore, con il rischio di non aprire affatto: meglio cambiare registro puntando su uno spettacolo che è senza dubbio più adatto ad un gala della lirica estivo all’Arena di Verona, ma che in piena emergenza Covid-19 può dare un importante segnale di speranza. Le stelle del titolo, infatti, non sono soltanto le grandi voci della lirica mondiale che saranno protagoniste sul palcoscenico, ma anche le stelle che Dante e Virgilio vedono alla fine del loro viaggio nell’inferno proprio nell’ultimo verso della prima cantica della Divina Commedia.
I cantanti chiamati a raccolta dal Teatro milanese sono tra quelli più rappresentativi del panorama lirico internazionale, dai tenori Roberto Alagna, Francesco Meli, Piotr Beczala e Jonas Kaufmann ai soprani Maria Rebeka, e Sonya Yoncheva, dal baritono Carlos Álvarez al basso Luca Salsi, amatissimo dal pubblico di Milano. Quindi Vittorio Grigolo, il tenore più pop delle scene liriche attuali, ed il tenore rossinano per eccellenza degli ultimi trent’anni, Juan Diego Flórez.
Ci sarà anche il soprano Lisette Oropesa, che avrebbe dovuto interpretare il ruolo della protagonista nella Lucia di Lammermoor. E ci sarà il divo dei divi, Plácido Domingo, tenore iconico dell’ultimo mezzo secolo che ormai, con l’inevitabile scorrere del tempo, canta da baritono ma che ancora suscita i brividi dei melomani. Sono alcune delle ventiquattro voci della lirica mondiale che saranno protagoniste sul palcoscenico in cui molte di loro sono diventate delle stelle. Sul podio di orchestra e coro salirà naturalmente il Maestro Riccardo Chailly, mentre a costruire la drammaturgia della serata - non un semplice concerto ma un vero e proprio spettacolo, con tanto di testi recitati da attori - sarà un regista ormai adottato dalla Scala, Davide Livermore, responsabile degli allestimenti degli ultimi due 7 dicembre, nel 2018 con Attiladi Verdi e lo scorso anno con Tosca di Puccini.
Ci sarà anche il balletto, quasi d’obbligo in un 7 dicembre scaligero, con la presenza altrettanto d’obbligo dell’étoile Roberto Bolle. E visto che i palchi saranno liberi dal pubblico, per l’occasione ospiteranno gli artisti, mentre l’orchestra lascerà la tradizionale buca per spostarsi al centro di una platea completamente ridisegnata: una Scala inedita, per uno spettacolo che vuole essere anche e soprattutto un grande atto di fede nella musica.
Con la speranza, come ha ricordato Dominique Meyer pochi giorni fa, che «questi ambasciatori della bellezza che sono gli artisti possano dare emozioni ed in questo momento difficile per molti possano anche dare un po’ di fiducia nell’avvenire».
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