MURALES
Ortica, arte a cielo aperto

Muri come ponti, che uniscono invece di separare. Custodiscono la memoria e mantengono l’identità. È la storia dell’Ortica, un quartiere a est di Milano, un tempo zona agricola di prati e orti (da qui il nome) e poi quartiere operaio. Un paese nella città, in cui le persone si conoscono, e la vita si svolge tra la piazza e la storica balera, le vie strette con i negozietti e le case di ringhiera.
È proprio qui che nel 2017 nasce un progetto che ha come obiettivo quello di raccontare la storia del Novecento, dal quartiere al mondo, attraverso venti murales (ne sono stati completati undici). Si chiama «Orme – Ortica Memoria» e si basa sull’idea del coinvolgimento dell’intero quartiere, come opera collettiva di partecipazione.
Alla regia Ortica Noodles, alias Walli e Alita, due artisti italiani che per le loro creazioni sui muri usano la tecnica rinascimentale dello spolvero (una loro firma, riconoscibile anche in altri luoghi in città – da Piazza Cardinal Ferrari alla torre Allianz-Isozaki - e nel mondo) e vernici capaci si ridurre gli inquinanti nell’aria.
Ortica è oggi il primo quartiere-museo del mondo, un museo a cielo aperto – non solo un insieme di murales, si legge sul sito orticamemoria.com, «perché ha una direzione artistica unica e una vocazione precisa: raccontare le storie del Novecento, così come il quartiere le ha vissute, storie che ne hanno costruito l’identità, incrociandosi con quella di Milano».
È stato completato il primo di cinque murales, che rappresenta la navata centrale in scala 1 a 2, per un totale di ventitré metri di altezza. Mancano ancora le guglie e la Madonnina, ma l’impressione, per chi percorre via Pitteri, è di entrare nella cattedrale.
In un ipotetico percorso di visita, si passa per via Trentacoste. La facciata dell’ITIS Pasolini è un murale realizzato con la partecipazione degli studenti e dedicato alle donne che hanno fatto grande il Novecento.
Tra gli ultimi a essere completato è «Human», un murale sulle pareti del tunnel del ponte ferroviario di via san Faustino, dedicato «alle migrazioni in generale, ai migranti di ieri, oggi e domani – racconta Wally. È fatto con i colori del mare, ma anche con il viola, funereo, e il rosso, il colore del sangue». “Siamo tutti umani” è la scritta che campeggia su una parete.
Usciti dal tunnel, a destra, lungo la ferrovia, l’omaggio alla Legalità. Tutto giocato sui toni del verde, vede come protagonisti Giorgio Ambrosoli, Carlo Alberto dalla Chiesa, Walter Tobagi, Tina Anselmi, Lea Garofalo e tanti altri.
Speculare a questo muro troviamo quello intitolato ai protagonisti della musica popolare milanese, con i ritratti di Vanoni, Gaber, Svampa e Jannacci, medico di base all’Ortica cui ha dedicato versi entrati nella storia della canzone milanese.
Proseguendo lungo via San Faustino, il muro della cooperazione ricorda la Cooperativa dei Lavoratori, fulcro della memoria storica e politica dell’Ortica.
Al civico 12 di via Ortica, si ammira il lavoro più iconico e famoso, dedicato al quartiere e ai suoi orti: un’intera parete di fiori giganti e coloratissimi. Poco oltre, il murale dedicato al movimento dei lavoratori del Novecento, alla storia delle lotte operaie e alle fabbriche del quartiere e, nel tunnel ferroviario, quello riservato agli Alpini in occasione del centenario. E poi ancora il vescovo Marco Ferrari e il partigiano Luigi Morandi, i campioni dello sport e un omaggio alla bicicletta di Coppi, marca Bianchi, ideata da Edoardo Bianchi, che proprio in Ortica ha trovato dimora, ospite del collegio Martinitt.
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