VAL GRANDE
Monte Faiè: sulla cresta e poi fino alla cima
Lungo il percorso si potranno osservare dall’alto i laghi Maggiore, Mergozzo e d’Orta

Il miglior balcone panoramico sul Lago di Mergozzo, la Val Grande e l’inizio dell’Ossola? Sicuramente il Monte Faiè. Ci si trova nel parco nazionale della Val Grande, un territorio ritenuto particolarmente impervio, difficile. In questo caso, invece, seppure l’escursione sia lunga e in alcuni tratti abbastanza ripidi, non presenta particolari problemi anche se, finché ghiaccio e neve non saranno sciolti, come minimo si consiglia di portare con sé i ramponcini.
Si parte da Bracchio, frazione di Mergozzo, a quota 310 metri. Nei pressi della chiesa si prende il sentiero che passa alla sinistra dell’edificio religioso. A questo punto si imbocca la comoda e ampia mulattiera che arriva al primo punto panoramico, nei pressi dell’Eremo di Vercio. Già da quassù, a poco più di 800 metri d’altitudine sono visibili il Lago di Mergozzo e il Lago Maggiore, mentre verso Occidente, inizia a scorgersi pure il lago d’Orta, il monte Cerano, il Poggio Croce e l’immancabile gruppo del Rosa, l’assoluto protagonista delle vette ossolane. Dalla chiesetta di Vercio si seguono le indicazioni per il monte Faiè e inizia la salita che porterà alla Colma di Vercio: il sentiero è ampio, ma presenta alcuni tratti ripidi e leggermente esposti.
Arrivati alla bocchetta si prosegue verso il monte Faiè percorrendo la cresta fino alla cima. A 1.352 metri di quota, la vista sui laghi e sulla Val Grande ripaga di tutti gli sforzi: da lassù i tre laghi citati precedentemente si stagliano al loro meglio e, in particolare, si può immaginare come e perché il Lago Maggiore e il Lago di Mergozzo, fossero uniti fino a cinque secoli fa. Sempre dal punto di vista ambientale si potrà apprezzare anche lo spartiacque tra Valle del Toce e Val Grande, con una nettissima differenza di vegetazione che ricorda come ci si trovi al confine tra due mondi naturali. L’occhio chiaramente, giunge fino alle Isole Borromee, spaziando così dalla massima espressione dell’eleganza artistica dell’uomo alla più profonda area selvaggia d’Italia.
La discesa si compie verso Ompio, seguendo la via in un bosco prevalentemente di faggi. Giunti alla sella della località al Croce, bisogna deviare a destra seguendo il sentiero verso il rifugio Fantoli che si raggiunge a breve. Infine, da qui si può seguire la stradina cementata e, prima di giungere alla strada asfaltata per Bieno, vicino ad alcune baite, si trova l’indicazione per tornare verso Vercio fino a incrociare il sentiero fatto durante la salita, rientrando così a Bracchio per un’escursione che dura all’incirca 5 ore.
Se si teme di incontrare ghiaccio sul tracciato, un’alternativa, stando più bassi è quella di raggiungere Corte Buè partendo da Ompio, raggiungibile da Santino (San Bernardino Verbano) percorrendo una strada carrozzabile (7 km) in alcuni tratti ripida e senza barriere di protezione. Da Ruspesso in 15 minuti a piedi si raggiunge il rifugio Fantoli. A sinistra del rifugio si segue un sentierino segnalato che va ad attraversare il ruscello e sale a destra del nucleo superiore delle baite di Ompio.
Dopo aver attraversato le baite si inizia a guadagnare quota in diagonale fino al raggiungimento di una selletta tra i faggi con sulla destra una grande croce. Facendo attenzione a lasciarsi sulla sinistra l’ampia traccia che sale il costone del Monte Faiè, si inizia invece a scendere sul versante opposto, cominciando una lunga traversata sul ripido pendio ricoperto da un’estesa faggeta. Il sentiero perde sensibilmente quota percorrendo il versante della montagna, notando grandi e bellissimi faggi monumentali che, alternati alle betulle, accompagnano fino a Corte Buè con i diversi nuclei di rustici sparsi a differenti quote sul pendio e seminascosti dal bosco avanzante.
Per cogliere appieno la vita che si viveva qui fino alla metà del 1900, all’ingresso del paese, è stato posto un cartello che riporta la testimonianza di Silvestro Lietta. «Erano fatiche tremende a far fieno su quei prati in piedi. Ho lavorato e camminato tanto, ma sono contento della mia vita. Oggi è più difficile essere contenti». Tra andata e ritorno, in questo caso, il tempo necessario è di 4 ore.
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