IL FESTIVAL
Morire di lavoro: la nota acuta a Sanremo
Con Diego Pisati sul palco e dietro le quinte. Jannacci e Massini protagonisti assoluti della terza serata

Da Clara presentatrice all’eterno ragazzo Gianni Morandi fino a Russel Crowe in versione soul che ritroveremo a Varese (Giardini Estensi) il 14 luglio: tanti i momenti interessanti della terza serata che ha toccato la vetta in gara con Alessandra Amoroso, davvero ispiratissima nell’interpretare Fino a qui, e fuori concorso, dal richiamo alla realtà da parte del duo Jannacci-Massini. Ieri quindici artisti in gara hanno cantato e quindici presentato. Questa sera formazioni aperte, tutti i campo con diversi ospiti per dedicarsi alle cover.
LA LUNA NON È UNA LAMPADINA
Senti il nome Jannacci e alzi lo sguardo. Sul mondo e oltre. Per ricordare papà Enzo, il figlio - somiglianza da infarto - non ha scelto il suo repertorio lunare, espresso al meglio in La luna è una lampadina. Paolo Jannacci, affiancato da Stefano Massini, ha proposto l’inedito L’uomo nel lampo. Al centro della canzone le morti bianche, gli infortuni mortali sul lavoro, tema ancora di tragica attualità. Quando, nel 1962, Dario Fo e Franca Rame pensarono a uno sketch su questo argomento, la Rai tolse loro la conduzione di Canzonissimatenendoli lontani dalla tv di Stato per decenni. Dettava legge il boom economico, nel 1961 le morti sul lavoro erano 11 al giorno, ai giorni nostri, disegnati come moderni, civili e tecnologici, il numero è 4. Jannacci e Massini hanno riportato l’attenzione sugli operai, una rivoluzione copernicana visto che da anni la battaglia per i loro diritti viene liquidata come di retroguardia. Da brivido Jannacci che canta: «E che da quel momento è musica nel vento». Per non parlare dell’idea di una persona che diventa solo una fotografia.
PETER PUNK
Il punk era, ed è, una cosa maledettamente seria. Sintetizzata al meglio da Giovanni Lindo Ferretti quando era Giovanni Lindo Ferretti: «Fanculo la tecnica, suoniamo». Ne sono usciti gioielli. I Bnkr44 auspicano un Governo punk ma di quello spirito hanno ben poco. Il passaggio «Sono un Dio che ha una regina da salvare» non basta ad accreditarli nipotini dei Sex Pistols. Figuriamoci dei sommi Clash. In Italia, al contrario che in altri Paesi, pare che il punk si ascolti fino a una certa età per poi passare ai cantautori, come fanno i rematori. Vero solo in parte, in ogni caso resta sottotraccia. Quando all’Ariston l’american guest fa quello che fa, la mente torna a un successo dei Green Day.
CLARA SCHERZA COI SANTI
Bellissima anche con gli occhiali - «Ho paura a mettere le lenti a contatto», ha confessato ad Amadeus - Clara non è passata inosservata neanche nella sera in cui non ha cantato. Poi con i soliti modi garbati - in quanto a educazione se la gioca con Annalisa - ha detto ai Santi Francesi: «Sono contenta di presentarvi perché abbiamo fatto Sanremo Giovani insieme». «Si ma tu hai vinto», la risposta secca di Mario Francese. Poco cortese ma comprensibile anche perché pronunciata a caldo dopo un’altra sconfitta. I due, in gara con un brano che rimanda alla battuta di Massimo Boldi (Ho la lingua amara) in grado di fare infuriare Raffaella Carrà a Canzonissima ‘74, erano nuovamente in competizione con i Bnkr44 e la ventiquattrenne di Travedona Monate. Essendoci tra i giurati Dodi Battaglia e Paolo Jannacci, gente che di musica un po’ ne mastica, Clara ha vinto facile il Premio Enzo Jannacci Nuovo Imaie. Ai Santi Francesi va però il merito di avere squarciato il velo dell’ipocrisia, quale sportività e patti di sangue, al Festival di Sanremo si rosica eccome.
PACE NELLA TERRA PROMESSA
Ma come fate a dire che è tutto normale, per tracciare un confine con linee immaginarie bombardate un ospedale, canta Ghali in Casa mia. Davanti alle rimostranze della comunità israeliana che l’accusa di essere filo-palestinese, ha replicato di avere scritto il testo prima del 7 ottobre. Un altro passo indietro, o di lato, come già Dargen D’Amico - il suo luogo del cuore è l’edicola, massimo rispetto - a proposito della politica. Nessun timore invece da parte di Eros Ramazzotti che chiamato a cantare 40 anni dopo Terra promessa, ha sottolineato come troppi bambini non avranno più la possibilità di vederla e sintetizzato il suo pensiero in una parola: Pace. Invecchiato bene, al pari della canzone. Contro la guerra anche Gianni Morandi che, su richiesta di Teresa Mannino, ha cantato C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i RollingStones. Allora il cannone tuonava nel Vietnam.
Tutto il resto su prealpina.it
© Riproduzione Riservata