CREDENZE
Nel carrello della spesa mettiamoci la fortuna
I cibi beneauguranti a tavola: ogni paese ha la sua tradizione, dal pesce al maiale, dalle noci all’uva

C’è chi in questi giorni di festa a ha una enorme responsabilità: la persona che si occupa del menù di pranzi e cene delle feste. Perché non sarà sufficiente preparare manicaretti, assecondare i gusti, scegliere pietanze che mettano d’accordo chi è a dieta e chi desidera trasgredire mangiando di tutto e di più. Bisogna accontentare tutti. Anche chi è scaramantico. Persino chi non ci crede, pure il più razionale, cederà alla tradizione dei piatti e cibi ben auguranti. Perché, possiamo affermarlo senza essere smentiti, tutti desiderano avere una buona sorte.
Del resto facendo un piccolo esperimento sui social, praticamente tutti sanno che le lenticchie portano fortuna e sicuramente tutti le mangeranno. A seguire c’è l’uva. Mentre c’è chi di origine partenopea, tra i cibi ben auguranti inserisce anche il capitone fritto. Ma il sospetto che sia più gola e tradizione, che portafortuna, anche se con i prezzi che corrono forse è di buon auspicio e simbolo di ricchezza. Per qualcuno portafortuna anche il torrone e il nocciolato: probabilmente l’associazione deriva da una crasi culinaria portafortuna, miele e frutta secca.
Del resto, non si pensi che la questione della fortuna derivi dal nulla, è sedimentata nei secoli e in tutte le tradizioni di tutto il mondo. Noi siamo legatissimi alla derivazione dell’antica Roma. Irrazionale? Sì, ma come tutti i riti, meglio metterli in atto anzicheno. Ed è a questo punto che facendo la lista della spesa bisogna essere accorti: inserire gli ingredienti della fortuna nel carrello. Quindi, fatevi un memo sullo smartphone, per evitare che lenticchie con il cotechino non restino da sole.
Il consiglio è quello di partire dalla frutta. Insomma dalla fine. Portano fortuna l’uva, la melagrana e la frutta secca. Seppure non sia di stagione almeno alle nostre latitudini, l’uva si trova in abbondanza: dovete fare il conto che la tradizione è di mangiare 12 chicchi d’uva a simboleggiare ogni mese dell’anno. Mentre la melagrana ha una tradizione millenaria di alimento ben augurante in tutte le culture del Mediterraneo e anche in Italia. Non possono mancare gli agrumi, in particolare mandarini e mandaranci che i contadini usavano anche come doni di Natale. Per la frutta secca: scegliere le noci. Oltre ad essere considerate un portafortuna in generale, nella zona di Otranto, le donne la tenevano in tasca per difendersi dal malocchio e dalle malattie.
Arriviamo poi agli alimenti che reggono i pasti: il maiale. Mangiare maiale a Capodanno è considerato di buon auspicio (ma siete già a posto con il cotechino). In generale il maiale portafortuna nella tradizione contadina perché si reggeva l’economia di una famiglia. Collegati al porcellino nella tradizione austriaca e altoatesina si regalano i manufatti di marzapane: si usa anche metterli sulla tavola. Anche chi non ama la carne di maiale oppure ha una alimentazione vegana avrà il suo portafortuna (alle nostre latitudini è più complicato trovarli). Ma non è finita anche il pesce - con dei distinguo - è considerato di buon auspicio, sempre per il discorso della prosperità. A questo punto, pare che ci sia tutto. Non resta mangiare la fortuna, auguri a tutti.
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