LE OPINIONI
Nigel Mansell ancora campione. Di beneficenza
L’iridato di Formula 1 nel 1992 ha venduto i suoi cimeli. Il ricavato devoluto alla Youth Uk che si occupa di formare i giovani
«Dotato di una guida spettacolare e spesso irrispettosa del mezzo meccanico, era soprannominato “Il leone d'Inghilterra” per la grinta che mostrava in pista». Queste due righe rubate da Wikipedia descrivono perfettamente quel pilota che sir Frank Williams volle a tutti i costi fare diventare campione del mondo. Dalla seconda metà degli anni ‘80 e la prima degli anni ‘90, infatti, la sua scuderia, la Williams appunto, era una delle due regine della Formula1, contrastata soltanto dalla McLaren. Sir Frank - in questo l’opposto di Enzo Ferrari - aveva una fissa: la sua macchina doveva vincere, molto meglio se con un pilota inglese. E così Mansell si trovò in gara per il mondiale nel 1986, quando gli scoppiò uno pneumatico a metà del Gran Premio d’Australia, ultima prova della stagione: il titolo andò ad Alain Prost. L’anno dopo nel decisivo Gran Premio del Giappone finì fuori pista in qualifica lasciando campo libero a Nelson Piquet. Deluso, e persi i motori Honda, Mansell passò a guidare la Ferrari, con cui infilò la perla della vittoria del Gran Premio di Ungheria 1989 dopo essere partito in dodicesima posizione su una pista, l’Hungaroring, in cui superare era (ed è ancora oggi) quasi impossibile.
Ma né Mansell né sir Williams si diedero per vinti, e nel 1992, con il Leone d’Inghilterra alla guida di un’astronoave e con suo compagno di squadra lo scudiero Riccardo Patrese, conquistò il titolo a mani basse vincendo 9 gare su 16. Passato nel 1993 alla Formula Cart (la Formula 1 americana) vinse immediatamente il titolo.
Ma che fine ha fatto Nigel Mansell? A 72 anni è tornato a fare parlare di sé settimana scorsa, quando ha raccolto oltre 82.000 sterline (più di 94mila euro) per beneficenza, mettendo all’asta una vita di cimeli sportivi. Ha spiegato di avere deciso di cedere la collezione dopo la pandemia di Covid: l’emergenza aveva portato alla chiusura del museo automobilistico a Saint Helier, sull'isola di Jersey. Intanto, la moglie si era malata, a detta dell’ex pilota, per essersi vaccinata e così Mansell definì "criminale" l’obbligo di vaccinarsi nel Regno Unito, sostenendo che molte persone avessero avuto problemi dopo la somministrazione. Quell'esperienza spinse l’ex pilota a riconsiderare le proprie priorità e a decidere che fossero i tifosi «A custodire la collezione»: di qui, la vendita all’asta - a più riprese - dei cimeli suoi e di altri campioni di Formula 1. Il ricavato è stato devoluto alla Youth Uk, organizzazione che si occupa di formazione dei giovani britannici.
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