IL PASSATO
Noriega: quando la musica abbatte i dittatori
Nel dicembre 1989, per giorni si alternano oltre 100 canzoni: un bombardamento insopportabile h24

Panama City, mercoledì 27 dicembre 1989. L’Ambasciata della Città del Vaticano, in Avenida Balboa, è circondata dai militari americani. Sono giorni di euforia, la fine di un’epoca: è appena caduto il Muro di Berlino e il sistema comunista si sgretola in tutta Europa. Al di là dell’Oceano, invece, il 20 dicembre gli Stati Uniti hanno invaso Panama, ma il dittatore Manuel Noriega gli è sfuggito: si è rifugiato dentro la Nunziatura da tre giorni, e non si arrende.
Intorno all’edificio in mattinata compaiono almeno dieci grosse jeep militari. Stranamente, montano enormi casse stile discoteca. E, da un momento all’altro, iniziano a sparare: non pallottole, ma musica a volume altissimo, assordante. Canzoni, peraltro, certo non melodiche: da War Pigs dei Black Sabbath a You shook me all night long degli Ac/Dc fino a I fought the law dei The Clash. Insomma, rock, punk e heavy metal. Sembra assurdo, ma gli americani non sono impazziti: è una strategia.
Nato in una famiglia povera, soprannominato “Faccia d’Ananas” per il viso butterato dal vaiolo, 51 anni, il dittatore è un playboy e si dice pratichi sanguinosi riti woodoo. In pubblico veste sempre la divisa kaki da generale quattro stelle, grado peraltro che si è auto-assegnato anni prima. Ma se ufficialmente è “solo” il comandante delle Forze di Difesa, di fatto è il capo indiscusso, il despota del Paese. Una biografia complessa: prima l’Accademia Militare di Fort Benning, nota anche come la fucina dei dittatori latino-americani, tra cui l’argentino Leopoldo Galtieri. Poi, diventato il braccio destro del dittatore Omar Torrijos, morto nel 1981 in un “discusso” incidente aereo, un’ascesa inarrestabile anche perché, in realtà, dalla fine degli anni Settanta è a libro paga come informatore della Cia. Panama è strategico per controllare il Centroamerica e Noriega ha appoggiato i governi filoamericani in El Salvador e Honduras e soprattutto i ”Contras”, la forza militare che si oppone ai sandinisti “comunisti” in Nicaragua.
Insomma, all’apparenza un alleato fidato: la Dea - l’Agenzia antidroga americana - gli ha addirittura conferito due encomi solenni “per gli alti servigi resi nella lotta al narcotraffico”. Incredibile, col senno di poi. Noriega infatti è un doppiogiochista: collabora con il cartello di Medellin e sotto il suo potere Panama è diventato una gigantesca banca per il riciclaggio e il trampolino per il contrabbando della droga verso tutto il Nordamerica. E con quei soldi insanguinati si è arricchito: ha un patrimonio di almeno 50 miliardi.
Non basta perché, secondo gli accordi del 1977, entro il decennio gli Stati Uniti devono cedere il controllo del Canale di Panama. Noriega insomma è diventato scomodo, un “volgare delinquente che avvelena i nostri figli” dice il presidente George Bush, e deve essere scaricato: nel 1988 il Tribunale federale di Miami lo ha incriminato per traffico di droga, riciclaggio e racket internazionale. È la fine. Scatta l’operazione “Just Cause”: 27 mila soldati invadono e occupano Panama in tre giorni, ma Noriega li beffa e, come ovvio, l’Ambasciata Vaticana si rifiuta di consegnarlo. Che fare? L’idea è del generale Maxwell “Mad Max” Thurman: bisogna “piegare il nemico senza combatterlo”.
Così parte la musica: per giorni si alternano oltre 100 canzoni da Welcome to the Jungle dei Guns N’ Roses a Judgement Day dei White Snake. Ma ci sono tutti: U2, Iron Maiden, Kiss. E anche, per irriderlo, Never Gonna Give You Up di Rick Astley. Una vera aggressione psicologica, un bombardamento insopportabile 24 ore su 24 per disorientarlo e privarlo anche del sonno. Il 3 gennaio Noriega, stremato, si consegna. Al processo, a Miami, prende 40 anni di carcere e muore nel 2017. Certo, a farlo cedere furono le soprattutto le trattative tra il nunzio papale e i militari, ma senza sottovalutare “il potere di distruzione della sanità mentale della musica”, come scrisse il «The Guardian». Oppure, in un’interpretazione più romantica, la dimostrazione del potere liberatorio e rivoluzionario della musica, che spara note, non pallottole.
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