LA SENTENZA
Nessuna molestia: medico assolto
Olgiate Olona, la donna denunciò il medico di base nel 2021 dopo una visita
Assolto perché il fatto non sussiste: la sentenza del medico accusato di molestie sessuali alle pazienti è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì 7 aprile. Il collegio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio (Cristina Ceffa e Sebastiano Graziano a latere) depositerà le motivazioni tra settanta giorni. Il pubblico ministero Flavia Salvatore aveva concluso la requisitoria con la richiesta di sette anni di reclusione ricordando le due precedenti condanne per il medesimo reato e la radiazione dall’ordine professionale. L’avvocato Laura Asti ha però fatto leva sui consulenti, soprattutto sulla psicoterapeuta incaricata di valutare la capacità di testimoniare della persona offesa, che si è poi tradotta in attendibilità.
Affidabilità della memoria
La rappresentazione di quella visita in ambulatorio a Olgiate Olona verbalizzata dai carabinieri, sarebbe frutto di un ricordo condizionato. La psicologa ha parlato di suggestionabilità, di «inquinamento dell’interpretazione degli eventi». La donna - a cui precedentemente era stato asportato l’utero - a luglio 2021 si recò in studio lamentando fortissimi dolori addominali e perdite emorragiche: voleva una ricetta per farmaci soggetti a prescrizione, il monuril per l’esattezza, ma il medico prima di firmarla decise di controllare a fondo la cinquantenne. La donna oltre a non sentirsi a proprio agio ritenne le modalità utilizzate dal sessantenne troppo invasive. Nei giorni successivi ne parlò con i familiari e con il medico curante (che l’imputato aveva sostituito nel periodo di ferie). Dopo vari confronti e pareri di amiche e parenti, si convinse che il dottore l’avesse toccata con morbosità.
Le indagini
E così vennero interessati i carabinieri che avviarono un’intensa attività di intercettazione: nell’ambulatorio di Olgiate Olona telecamere e microspie registrarono ogni gesto del medico ed emerse una decina di casi degni di approfondimento. Al termine degli accertamenti solo due risultarono fondati: quello della cinquantenne e quello di una ragazza più giovane, che cadde in udienza preliminare. Nel frattempo il sessantenne risarcì la paziente, che infatti ritirò la denuncia, ma i reati di natura sessuale hanno la procedibilità d’ufficio, quindi il processo è stato inevitabile. L’imputato scelse il dibattimento nella convinzione di poter dimostrare la sua innocenza e così è andata.
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