IN MOSTRA
Giorno per giorno nella pittura
A Milano l’omaggio a Federico Zeri

«Certe volte mi sembra di essere un dannato della memoria. Non per il lavoro che faccio, che è basato sulla memoria – milioni di quadri, migliaia di immagini, centinaia di migliaia di gesti – ma perché ricordo dentro di me praticamente tutta la mia vita. Giorno per giorno». Sono parole di Federico Zeri (1921-1998), e Giorno per giorno nella pittura è il titolo della mostra (citando la monumentale raccolta di scritti in cinque volumi edita da Allemandi) che il Museo Poldi Pezzoli di Milano dedica al re degli studiosi e conoscitori, nel centenario della nascita. Temperamento burbero, spirito libero e anticonformista, rigore scientifico ed etico, volontà di trasmettere il proprio sapere, Zeri ha raccolto quasi trecentomila fotografie, facendo del suo archivio privato (ora patrimonio di tutti, grazie alla Fondazione Federico Zeri, che ha sede a Bologna presso l’Università “Alma Mater”), uno dei più grandi al mondo. «Ogni giorno porta un carico di fotografie e quadri», scriveva, raccontando la pratica quotidiana con le immagini e la pittura. La mostra, a cura di Andrea Bacchi – direttore della Fondazione Zeri di Bologna – e Andrea Di Lorenzo – direttore del Museo Ginori di Firenze– è incentrata sul rapporto tra Zeri e Milano, città che frequentò da trentenne, inviato dal suo maestro Roberto Longhi a valutare quadri complicati. Una trentina le opere selezionate (da collezioni private, da Brera e dal Poldi Pezzoli), per ricostruire le complesse e variegate relazioni intessute negli anni dal conoscitore con le istituzioni, i musei e i collezionisti milanesi. Tra le realtà culturali che hanno avuto più stretti rapporti con Zeri spicca proprio il Poldi Pezzoli, cui lo studioso ha donato due dipinti della sua raccolta, Santa Elisabetta d’Ungheria, eseguita da un collaboratore di Raffaello e la Pietà di Giovanni De Vecchi. Fondamentali gli studi di Zeri su Donato De’ Bardi, il primo vero artista del Rinascimento lombardo anche se attivo in Liguria, la cui precisione fiamminga ingannò persino l’infallibile Longhi. Zeri ne ricostruì le vicende e un polittico smembrato che per l’occasione si può ammirare nella sua interezza. Come pure la struggente Deposizione di Johannes Hispanus, cui Zeri dedicò uno studio fondamentale nel Dopoguerra, e l’Allegoria della Primavera del Maestro della natura morta di Hartford, sensuale maestro di nature morte ‘silenti’ care a Longhi, di ninfe, fiori e frutti, attivo a Roma con il giovanissimo Caravaggio.
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