IL PUNTO DI VISTA
L’occhio vede sempre più da vicino
I cambiamenti dettati da pandemia e smart working e l’importanza del riposo

Gli occhi sono lo specchio dell’anima. Riflettono in maniera immediata ogni minima emozione ed ogni sfumatura emotiva, anche la più intima. Ma noi sappiamo prendercene cura? Tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni ha generato dei cambiamenti che hanno profondamente influito sui nostri occhi. Innanzitutto, si sono accorciate le distanze di visione e la pandemia - tra lockdown e smart working - ci ha portato a guardare da sempre più vicino. Che fare quindi? «La prima buona norma sarebbe quella di riposare periodicamente la vista - spiega Vanessa Bonezzi, optometrista seguitissima sui profili social -: ogni ora, almeno per qualche minuto, occorrerebbe fare una pausa guardando ad una distanza di circa sei metri, ad esempio fuori da una finestra. In tal modo il muscolo ciliare, che comanda la messa a fuoco, ha modo di rilassarsi; se si contrae per tanto tempo può creare fastidi come mal di testa e affaticamento. Il nocciolo della questione è che il lavoro maggiore degli occhi viene svolto a distanze brevi, poco conta che si tratti di un pc o di un foglio. I problemi derivano da quanto usiamo gli occhi da vicino». Tra coloro che hanno visto rivoluzionate le loro abitudini ci sono soprattutto i bambini. «La miopia nei più piccoli aumenterà - precisa la Bonezzi -. Il consiglio è quello di controllare che i bambini non scrivano troppo vicino al foglio. La distanza ideale dal banco o dal tavolo è quella che va dal gomito alla seconda falange del dito medio: in tal modo si rilassa la messa a fuoco, non si sforza il muscolo ciliare e non progredisce la miopia». Consigli quanto mai preziosi quelli elargiti da Vanessa Bonezzi, molto apprezzata sui social; in particolare su Instragram, dove il suo profilo vanta quasi seimila follower e dispensa consigli di ogni genere con un taglio moderno e molto simpatico. «È un progetto nato nel 2018 con la volontà di sfatare i miti sul mondo della visione dato che ne sentivo di tutti i colori - spiega -. Il secondo intento era quello di realizzare dei tutorial sulla gestione delle lenti a contatto, visto che quando ho iniziato ad utilizzarle per me è stata un’autentica rivoluzione. Sono partita col sito internet ed il blog, poi YouTube ed infine Instagram, Facebook e TikTok, dove non puoi permetterti di essere banale ma occorrono sempre fantasia e creatività da affiancare al lato divulgativo». Il prossimo passo potrebbe essere un libro, una raccolta delle domande più comuni o anche bizzarre che le vengono poste quotidianamente. «La più ricorrente è quella relativa all’età in cui si può iniziare a portare le lenti a contatto - rivela -. Moltissimi credono di dover aspettare i diciotto anni; oppure esprimono i loro timori nell’utilizzarle, con la paura che finisca dietro l’occhio. Conciliare il mio lavoro con i social non è poi così complicato; anche perché le persone che incontro e ciò che mi chiedono sono spesso fonte di ispirazione per poi preparare nuovi post e video».
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