Tra sonno e veglia

Si chiama nyasa ed è una antica pratica tantrica: il significato del termine, letteralmente, è “posare”, “collocare”. Si tratta di un concetto dell’induismo che implica il toccare varie parti del corpo scandendo ad alta voce alcune specifiche parti di un mantra, formula che viene ripetuta molte volte come pratica meditativa. A ogni nyasa è associato un mantra specifico: l’imposizione del mantra su un corpo è considerata come il collocamento della divinità nel proprio corpo. Da questa antica pratica ha origine lo Yoga Nidra, che unisce due termini sanscriti. Nidra significa sonno e la pratica, durante la quale il corpo dorme, ma la mente resta sveglia per le istruzioni, è stata adattata e presentata in maniera sistematica e scientifica da Swami Satyananda Saraswati, riconosciuto universalmente come uno dei più grandi yogi e maestri del nostro tempo. Yoga Nidra significa “sonno psichico”, cioè sonno con la piena consapevolezza, e in psicologia lo stato che si consegue con questa tecnica, tra il sonno e la veglia, è definito ipnagogico. Una tecnica, quella dello Yoga Nidra, che rilassa corpo e mente e porta anche una serie di vantaggi importanti, soprattutto a fronte di una vita frenetica che richiede la riacquisizione di equilibrio. Tra questi, il rilascio della tensione muscolare, emotiva e mentale, contrastando anche lo stress, il rilassamento della mente, che in questa condizione è pronta ad assorbire ciò che la circonda, il risveglio della creatività, l’aiuto a evitare problemi patologici evitando di reprimere desideri e conflitti interiori, il miglioramento delle capacità di apprendimento e di memoria. Lo Yoga Nidra, se praticato regolarmente, porta a un profondo rilassamento di corpo e mente, coinvolgendo non solo i muscoli, il cuore, i nervi, ma anche il respiro, la circolazione sanguigna, e tutto il corpo, e permettendo di rilasciare le tensioni anche profonde.
Sebbene esista una notevole differenza tra il sonno e lo Yoga Nidra, questa pratica è comunque un metodo efficace per indurre il sonno. Ma nello Yoga Nidra, a differenza che nel sonno, la consapevolezza del mondo interiore rimane: è una sorta di sonno cosciente. Eppure, a seconda della pratica che si svolge, lo Yoga Nidra può essere diviso in diversi stadi, tra cui proprio quello del sonno. Vi ricorrono persone particolarmente stanche, esauste, preoccupate, e vi ricorrono proprio per poter dormire, nonostante l’affinarsi della pratica permetta poi di restare più facilmente vigili mentalmente. Un secondo stadio è quello del sonno psichico, a metà tra sonno e stato vigile: una fase che permette di affrontare problemi e tensioni che dimorano nel subconscio. La fase del sonno insonne è la fase più elevata e mistica. In generale si tratta comunque di una pratica che porta a un rilassamento fisico, mentale ed emozionale completo, definita spesso anche “sonno psichico” o “sonno yogico”, che ha come fase di partenza una posizione specifica da assumere: viene chiamata Shavasana, o Savasana, e significa “posizione del cadavere”. Supini, a occhi chiusi, da qui parte il rilassamento del corpo e della mente, indotti dalla quiete, e che porta al riposo di tutti i sensi, lasciando attivo solo l’udito. Si appare addormentati, ma la coscienza è attenta e vigile.
Un rilassamento, in ogni caso, molto profondo, che agisce anche sulla presa di coscienza del nostro respiro naturale e che permette di staccare consciamente con i pensieri che provocano tensione e che rendono più difficoltoso il riposo e il sonno che sia realmente ristoratore.
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