IL CASO
Operai sul tetto: «Ma il titolare era stato pagato»
Dopo il clamore della protesta, intervengono i proprietari della casa: «Al titolare versammo 2.700 euro, cosa ne abbia fatto dovrà spiegarlo lui al suo operaio»
Avevano tenuto tutti con il fiato mozzato, salendo sul tetto di un edificio di via Locarno e minacciando di lanciarsi da dieci metri di altezza: muratori egiziani, sostenevano di non essere stati pagati dal datore di lavoro. La serata del 3 giugno scorso fu caotica, arrivò anche il sindaco Alessandro Ferrazzi e raggiunse gli operai sul tetto per convincerli a scendere facendosi garante del pagamento. A distanza di un paio di settimane la vicenda assume contorni più nitidi e dei due egiziani uno non sembra poi così martire dello sfruttamento di manodopera.
IL TITOLARE
Lo raccontano i proprietari della casa in cui era aperto il cantiere: assistiti dall’avvocato Ermanno Talamone, si sono rivolti ai carabinieri. «Non è stato facile far partire la denuncia, a distanza di giorni non era ancora stata trasmessa in Procura. Ora sembra sbloccata, stiamo a vedere. Ritengo che i processi non si facciano in piazza», commenta l’avvocato. Già perché sindacati e istituzioni hanno puntato il dito contro i padroni di casa, «ma è un grosso equivoco, noi siamo solo committenti. Il titolare dell’impresa è uno dei due egiziani saliti sul tetto. I soldi noi li abbiamo versati a lui, ci sono i bonifici a dimostrarlo. Cosa ne abbia fatto di quei 2.700 euro dovrà spiegarlo lui al suo operaio».
I LAVORI
All’egiziano erano arrivati attraverso un loro parente architetto. «Ci disse che era bravo e preciso, che in passato aveva lavorato in un’azienda e che da poco si era messo in proprio. Ma con noi le cose non sono partite bene e sono finite malissimo». I proprietari della villa volevano ristrutturare due stanze prima di trasferirsi a vivere lì. «I lavori andavano a rilento e quelli fatti erano poco accurati, imprecisi. Avevamo quindi contattato l’egiziano per dirgli di portar via attrezzi a trabattelli perché ci saremmo rivolti a un’altra ditta. Ma qualche giorno più tardi, passando da lì, trovammo due operai all’interno seduti a fumare qualcosa in una bottiglia. L’egiziano ci chiese di non allertare i carabinieri perché aveva un precedente e sarebbe finito in guai seri. Il risultato? Siamo stati vittime di un’estorsione bella e buona». Perché il 3 giugno, per far rientrare l’emergenza, i padroni di casa dovettero fare un altro bonifico istantaneo da 3.500 euro e cacciare altri 500 euro direttamente nelle mani del dipendente dell’egiziano.
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