L’INTERVISTA
Patrizia Testa: «Ho ricevuto minacce, squallido e inaccettabile»
La presidentessa della Pro Patria ribadisce le dimissioni: «Ora tocca a Bassi: c’è un accordo da tempo. Può trovare nuovi soci»
Undici anni di Pro Patria, dieci da presidente. Ora i saluti. Patrizia Testa ha detto stop: uscirà di scena a fine stagione. Le dimissioni dalla massima carica risalgono alle scorse settimane, prima che la retrocessione diventasse certa. Il suo 51% di quote è “in vendita”. «Io non sono più in grado di promettere né di mantenere un ulteriore impegno per la prossima annata sportiva. Finisce la mia avventura, non torno indietro», scandisce la presidentessa uscente, ospite della Prealpina nella sede varesina di via Tamagno. «Ho fatto a lungo sacrifici personali, fisici ed economici – aggiunge –, ora è giusto che io scriva la parola fine del mio discorso diretto con la Pro Patria».
LE CONTESTAZIONI E LA DECISIONE
Patrizia Testa ricostruisce il percorso che l’ha portata alle dimissioni: «Sono frutto di un pensiero non maturato in un giorno, ma meditato da mesi. Ho iniziato questo campionato con a fianco il gruppo Finnat rappresentato dal dottor Luca Bassi, che già era stato con me per parte dell’anno scorso. All’inizio della stagione era previsto il mio supporto esterno per un periodo limitato di tempo, anche se come socio di maggioranza. Poi le cose sono andate molto in là. Una parte di Busto è entrata in contestazione verso di me – racconta –, quasi come se mi fossi disinteressata della Pro Patria e fossi qui per far emergere la mia persona e veicolare interessi personali. In verità avevo fatto partecipi tutti dei miei limiti economici: ho sempre messo in chiaro la mia volontà di disimpegno». E ancora: «Non c’è alcun interesse politico da parte mia. Penso che la politica debba fare il bene comune e non gli interessi personali. Io, pur essendo in un ambito immobiliare, non li ho mai veicolati: ad esempio, non ho mai venduto un mio terreno per la costruzione di palazzetti o stadi».
DIMISSIONI PER SMUOVERE LA SITUAZIONE
Quella delle dimissioni non è stata una scelta semplice da compiere: «Mi sono costate fatica, ma non avevo alternative – sottolinea Patrizia Testa –. L’ho fatto anche per smuovere la situazione, in considerazione di ciò che dovrebbe fare il dottor Bassi per come si è esposto». Ossia, un passo in più per arrivare al controllo totale del club. Ma se il 51% delle quote attualmente nelle mani di Patrizia Testa non troverà un nuovo proprietario, che cosa succederà? «Un accordo datato col dottor Bassi, e anche una sua parola, erano finalizzati al fatto che la continuità fosse lui – spiega la massima dirigente a fine corsa –. Se è limitato personalmente al 49%, può trovare nuovi soci». E comunque, ribadisce la “pres”, «nel caso in cui nessuno si manifestasse, io non sono più nelle condizioni di procedere con l’iscrizione al prossimo campionato».
PIAZZA INCATTIVITA
Una retrocessione maturata sul campo ed evitata a tavolino con la riammissione l’anno scorso, poi il declassamento certificato due giorni fa dall’aritmetica in coda a un campionato da incubo: i risultati sportivi disastrosi delle ultime due stagioni hanno deluso e incattivito la piazza. Patrizia Testa prosegue nel suo sfogo: «Ho ricevuto palesemente minacce, questo è squallido e inaccettabile. Vertici di club di tifosi, che si dichiarano innamorati della Pro, riconducono alla sottoscritta le colpe della situazione sportiva di oggi. Di fronte a tutto ciò, chi andrebbe ancora avanti a fare sacrifici? Mi auguro che queste brutte cose si stemperino e che riparta una nuova proprietà totale, senza la sottoscritta».
L’intervista integrale sulla Prealpina di martedì 21 aprile in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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