LA SVOLTA
Preso il ricercato per l’agguato nei boschi di Somma
La sparatoria a Mezzana risale al 4 gennaio scorso. Il secondo pusher indagato per omicidio era ricercato da luglio nelle indagini sul tentato omicidio
Lo cercavano dal 6 luglio, giorno in cui - insieme con un trentenne italiano - tese un agguato a colpi di fucile e pistola a due pusher del gruppo di spaccio rivale: l’italiano (si faceva chiamare Youssef) venne arrestato dopo meno di due mesi, il ventitreenne invece non era ancora stato individuato. I carabinieri l’hanno rintracciato ieri mattina in centro a Somma: il ragazzo ha provato in tutti i modi a sfuggire alla cattura rimbalzando da un lato all’altro delle strade più trafficate della città, ma alla fine ha dovuto arrendersi. Risponde di concorso nel tentato omicidio di via Varisnella a Sesto Calende, ma gli inquirenti vogliono approfondire. Ci sono infatti elementi per collegarlo all’episodio del 4 gennaio quando, in un alloggio popolare di viale 25 Aprile, un ucraino di 27 anni venne ferito alla testa da un proiettile che per sua fortuna l’aveva preso di striscio. Il ventisettenne non aveva dato informazioni ai carabinieri, un po’ per paura e un po’ perché sotto avrebbe potuto esserci qualcosa di poco chiaro. Sta di fatto però che il marocchino sarebbe stato nell’appartamento di Mezzana insieme con altri connazionali. Possibile che sia stato lui a puntare l’arma sulla fronte dell’ucraino e ad aprire il fuoco? Nei prossimi giorni comparirà davanti al gip Francesca Roncarolo per l’interrogatorio di garanzia.
DOMENICHE DI SANGUE
Era una domenica il 6 luglio e lo era anche il 4 gennaio. Coincidenza cabalistica, certo e poi l’effettiva responsabilità del giovane deve ancora essere dimostrata. Però modus operandi (i colpi d’arma da fuoco) e il contesto (l’ambiente della droga) sembrano più che coincidenze. Il ventisettenne avrebbe raccontato di essersi recato nell’appartamento di viale 25 Aprile (un tempo si chiamava via Del Moro) per recuperare alcuni oggetti non meglio precisati. In casa c’era un gruppo di marocchini ubriachi e proprio a causa dell’alcol e delle sue fastidiose conseguenze sarebbe scoppiata una furiosa lite. Nel caos più totale uno dei maghrebini gli avrebbe sparato mirando alla fronte. Per fortuna sua il proiettile lo ha solo preso di striscio. Una ricostruzione a cui i carabinieri - coordinati dal pubblico ministero Susanna Molteni - non danno molto credito.
RAGAZZINA SVEGLIA
Era stata una tredicenne a lanciare l’allarme al 112 lo scorso 6 luglio, evitando così che i due pusher morissero dissanguati. Erano stati feriti da una trentina di proiettili che li raggiunsero al tronco e sul capo. La giovane in quel momento era affacciata al balcone e udì gli spari distintamnete, le pattuglie erano già in zona per un servizio di controllo e quindi riuscirono a intervenire subito. I due spacciatori raccontarono parecchi dettagli agli inquirenti, non tutti lineari, ma comunque sufficienti a individuare gli aggressori. Youssef ha sempre negato, il ventitreenne deciderà se parlare o tacere.
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