NOSTALGIA
Ricordi di neve: Varese e Generazione Z
Fiocchi sempre più rari in città. Oggi i ragazzi non ne hanno memoria

Nei ricordi di bambino che hanno tutti i varesini dai 40 in su, c’è la neve. Nei miei, c’è una settimana o quasi, di mezzo secolo fa, che da scolaretto delle elementari passai a casa perché la scuola, a causa appunto della neve, rimase chiusa.
Un salto avanti di dieci anni, ed eccomi poi a un Capodanno trascorso con amici e amiche in una casa in collina a Varese. Uscimmo a fare il brindisi della mezzanotte: l’ambiente era suggestivo, polare. L’avremmo poi ribattezzato il Capodanno delle tre N: neve, nebbia (salita fittissima agli irti colli) e notte. Le lancette del tempo avanti ancora di un decennio. Da giovane cronista ricordo un’immagine che finì sul giornale: viale Aguggiari completamente bianco con un giovane che lo percorre in direzione centro con gli sci, andatura stile fondo. Quella foto passò alla storia come icona di una grande nevicata che mise ko il traffico.
Questa è l’ultima pagina del mio album dei ricordi. Perché da lì in poi non c’è stata più una nevicata che mi ha colpito, per abbondanza o per eventi personali ad essa collegati. Questa riflessione porta ad un’altra sul tema dei fiocchi: da qualche anno non si vede più la neve di una volta, quella che ghiacciava nei giardini, sciogliendosi solo a fine marzo.
Alla Generazione Z manca una memoria nitida di neve. C’è chi non ne ha nostalgia (la neve è una scocciatura e i caloriferi vanno a mille) e chi invece lo vede come un cattivo presagio: clima cambiato, non è un bene. In assenza di fiocchi si posano, su quelli come me, i ricordi.
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