L’ATTACCO
«Ripartire dal Nord»: la linea di Pellicini
«Battere Magrini sul suo campo»
«Io? No grazie». Andrea Pellicini mette subito le mani avanti. La corsa alla Provincia - ovvero alla poltrona di Marco Magrini, neorieletto sindaco della sua Masciago con quote “bulgare” - è appena cominciata ma il neosindaco di Luino e segretario provinciale di Fratelli d’Italia chiarisce subito che non sarà lui a giocarsela in prima persona. «Ho altro per la testa», taglia corto. Tradotto: Luino (primo consiglio comunale il 12 giugno ma partita aperta sulla giunta), il Parlamento e una fase politica che, dopo il voto amministrativo, ha rimesso in movimento più d’una pedina sullo scacchiere varesino. Il punto, però, non è tanto il «chi» quanto il «dove». Perché Pellicini, deputato ma in questo caso segretario provinciale di Fratelli d’Italia, indica una direzione geografica prima ancora che politica: il Nord della provincia.
«Per battere il centrosinistra bisogna lavorare sullo stesso terreno in cui si muove Marco Magrini», spiega, riconoscendo all’attuale presidente della Provincia una qualità che nessuno, nemmeno gli avversari, gli contesta davvero: la capacità di costruire consenso nei piccoli Comuni.
È proprio qui che il centrodestra pensa di giocarsi la prossima sfida.
Le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale arriveranno in autunno.
La scelta del presidente slitterà invece a gennaio del 2027. Nel mezzo ci saranno mesi delicati, perché nel 2027 andrà al voto anche Varese città e gli equilibri provinciali inevitabilmente finiranno per intrecciarsi con quelli del capoluogo.
Su Varese, però, Pellicini tira il freno a mano.
«È prematuro parlarne - risponde secco -. Ora pensiamo alla Provincia».
Che non è una risposta evasiva ma un modo per evitare di aprire troppo presto un’altra partita dentro una coalizione che, a livello locale, continua a muoversi tra alleanze obbligate, personalismi e rapporti di forza da calibrare quasi Comune per Comune.
La strategia di Pellicini invece è chiara. Il centrodestra vuole provare a contendere Villa Recalcati al centrosinistra parlando il linguaggio amministrativo dei municipi minori, quello delle strade provinciali, dei bilanci risicati, delle scuole, dei trasporti e delle manutenzioni. Insomma: meno ideologia e più territorio. Non a caso l’onorevole luinese cita una serie di amministratori del Nord varesino che potrebbero essere titolari nella partita provinciale: Alberto Rossi di Mesenzana, Ivan Vargiu di Maccagno, Simone Castoldi della Comunità Montana Valli del Verbano ma anche Fabio De Ambrosi di Montegrino Valtravaglia e Antonio Palmieri di Tronzano Lago Maggiore. Nomi che, fuori dei rispettivi territori, magari dicono poco o nulla al grande pubblico ma che nel sistema delle Province di secondo livello - dove votano solo sindaci e consiglieri comunali - possono pesare parecchio «per competenza e credibilità».
La recente vittoria luinese del centrodestra, in quest’ottica, non viene letta dal lìder maximo dei fratelli d’Italia varesini - ossimoro necessario visto il momento di grazia politica del figlio d’arte - soltanto come «un risultato cittadino» ma come «il segnale di un possibile riequilibrio politico in un’area che storicamente conta molto nei numeri provinciali».
«Ora aspettiamo Somma Lombardo e poi vediamo», chiosa Pellicini.
La partita è cominciata: Azione, con Andrea Di Salvo, eletto a Cairate, sarà per la prima volta presente nel prossimo Consiglio provinciale. Ma questa volta il centrodestra vuole evitare di giocarla dalla tribuna.
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