POMPEI
Sacrifici prima dell'eruzione, nuove scoperte a Pompei
(di Rosa Benigno)
(ANSA) - POMPEI, 31 MAR - C'erano piante locali miste a
sostanze aromatiche importate dall'Africa o dall'Asia sui
bruciaprofumi degli altari domestici di Pompei. È quanto emerge
dalle indagini scientifiche di un team di esperti internazionali
che ha analizzato cosa venisse bruciato nei bracieri rituali
romani rinvenuti nella città distrutta dal risveglio del
Vesuvio. Segno di quanto Pompei facesse parte di una rete
commerciale globale di quasi 2mila anni fa.
L'eruzione avvenne il 79 dopo Cristo e fu una immane
catastrofe per gli abitanti dell'epoca. Ma ha costituito una
straordinaria occasione di studio per l'archeologia moderna,
grazie alle eccezionali condizioni di conservazione del sito.
Tra i reperti preservati vi sono, infatti, anche le ceneri
rimaste nei bruciaprofumi utilizzati dai pompeiani per le
offerte a base di incenso alle divinità, che gli esperti delle
Università di Zurigo, Monaco di Baviera, Bonn, Kiel e Dublino
hanno analizzato in collaborazione con il Parco Archeologico di
Pompei, mediante una serie di tecniche di laboratorio
all'avanguardia, concentrandosi sulle ceneri di due
bruciaprofumi, provenienti da Pompei e da una villa di
Boscoreale.
"Ora possiamo dimostrare concretamente quali profumi venivano
realmente bruciati nel culto domestico pompeiano", spiega
Johannes Eber dell'Università di Zurigo, coordinatore dello
studio - Oltre a piante regionali abbiamo trovato anche tracce
di resine importate, un indizio di ampie connessioni
commerciali. Di particolare interesse desta uno dei recipienti
dove sono stati individuati resti di una resina arborea esotica,
probabilmente proveniente da regioni tropicali dell'Africa o
dell'Asia".
"Le analisi molecolari indicano inoltre la presenza di un
prodotto derivato dall'uva in uno dei bruciaprofumi - racconta
Maxime Rageot dell'Università di Bonn, che ha condotto le
indagini biomolecolari dello studio - Ciò sarebbe coerente con
l'uso del vino nei rituali raffigurati nell'arte romana e
descritti nelle fonti scritte, e dimostra al tempo stesso quanto
sia importante integrare gli studi archeologici con analisi".
"La combinazione di diverse tecniche chimiche e microscopiche
moderne rende improvvisamente tangibile la vita religiosa
quotidiana degli abitanti di Pompei, aggiunge Philipp W.
Stockhammer della Lmu di Monaco, nel cui gruppo di ricerca è
stato avviato lo studio.
Il Parco Archeologico di Pompei, che recentemente ha dedicato
una nuova esposizione permanente all'eruzione e alle sue
vittime, esponendo anche un elevato numero di reperti organici
quali resti di piante, cibi e oggetti in legno, sottolinea
l'importanza di questo tipo di studi: "Senza Pompei, la nostra
conoscenza del mondo romano sarebbe meno ricca - commenta il
direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel - ma è una ricchezza di
conoscenze e dati che solo un'archeologia all'altezza dei tempi
può valorizzare adeguatamente. Grazie all'integrazione con altre
scienze, possiamo ancora scoprire tanto sulla vita nella città
antica". (ANSA).
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