CASO CINEMATOGRAFICO
Saltburn: qualcosa di già visto?
La pellicola più chiacchierata del momento. Emerald Fennell dirige Barry Keoghan e Jacob Elordi

Amarlo o esserne innamorati? Su questo interrogativo si apre Saltburn, caso cinematografico del momento, ed è lo stesso che sembra coinvolgere almeno parte dei suoi spettatori. No, forse la questione è ben più complessa. Perché, se alcuni parlano del film di Emerald Fennell disponibile su Prime Video come di un capolavoro e altri come di un buonissimo prodotto, altri lo dichiarano sopravvalutato, a tratti quasi obbrobrioso.
Amarlo, esserne innamorati o odiarlo, allora? Per quale motivo? Una risposta può essere trovata nella trama e nel suo svolgimento. Oliver Quick, matricola oxfordiana di umili origini con alle spalle un trascorso difficile, incontra al college Felix Catton (interpretato da Jacob Elordi), virgulto di una delle più benestanti dinastie d’Inghilterra. Impietosito dalla condizione dell’amico, questi gli propone di passare l’estate con la propria famiglia nella sfarzosa tenuta di Saltburn, dove presto Oliver comincia a rivelarsi per il freddo manipolatore che è.
Quella dipinta nelle due ore e passa di pellicola è dunque la storia di un arrampicatore sociale; o meglio, di un soggetto bisognoso di premure che sono in realtà sete di potere. Un potere che si esprime attraverso il corpo, a partire da quello del protagonista interpretato da Barry Keoghan. Ma non è una faccenda di sesso o di sessualità, a cui apparentemente si connettono le sequenze maggiormente tacciabili di oscenità.
Al centro di Saltburn c’è un’analisi del desiderio, in tutte le sue accezioni, e in particolare di come esso possa sfociare nella patologia. Perciò, più che di psicologia, si dovrebbe forse parlare di psicanalisi. O, in altri termini, di prevaricazione: non è un caso che le nudità che vengono mostrate siano quelle maschili, cioè quelle associabili con più facilità (almeno culturalmente) al concetto di dominio. Eppure, il lavoro di Fennell non è un’operazione originalissima.
Anzi, perde di certo il confronto con altri cult recenti dallo stile simile come Gone Girl (tanto per citarne uno con cui condivide uno dei volti del cast, Rosamund Pike). Se ne parla allora solo per la trasudante perversione sessuale, sempre ottimo viatico per un effimero scandalo? O magari la domanda è più inquietante. Ci immedesimiamo nel detestabile Oliver? Desideriamo anche noi, in fondo, essere malati di prevaricazione? (fra.ross.)
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