IL PROGRAMMA
Sanremo: lo specchio della Nazione
Un inizio in sordina nel 1951, ma alla radio si sono sintonizzati in 12 milioni: la nascita di un fenomeno di costume costante per l’Italia

Lunedì 29 gennaio 1951, ore 22. Nunzio Filogamo sale sul palco del Salone delle Feste del Casinò Municipale di Sanremo. È un divo della radio, cantante e attore: famoso da quando ha interpretato Aramis ne I quattro moschettieri tra il 1934 e il 1937. Con enfasi dichiara aperto “il Primo Festival della canzone italiana”, una “serata eccezionale”, dice. Ma, in realtà, tutto pare un po’ sottotono: gli spettatori seduti ai tavolini hanno pagato 500 lire per il biglietto e sono distratti mentre i camerieri portano da bere e da mangiare. I giornalisti, poi, sono solo sei: a parte il «Radiocorriere Tv», i quotidiani hanno quasi ignorato l’evento. Perlomeno, la radio trasmette in diretta sin dall’inizio.
L’idea del Festival è del gestore del Casinò, Pier Busseti, e di Amilcare Rambaldi, imprenditore ed ex-partigiano incaricato dopo la guerra di rilanciare la città dei fiori. Angelo Nizza, capo ufficio stampa, si è occupato dell’accordo con la Radio Audizioni Italiane (Rai), e le Case discografiche contattate dal direttore Angelo Nicola Amato hanno mandato 240 canzoni inedite. Nei giorni precedenti una Commissione ha scelto le 20 finaliste. Semplice, la formula: tre cantanti eseguono 10 canzoni per sera, diretti dall’orchestra di Cinico Angelini. Il pubblico in sala vota le prime 5 finaliste con una scheda raccolta dalle hostess.
Chiaro: vince la canzone, non l’esecutore. Comunque i cantanti sono noti: Nilla Pizzi, 32 anni, ha vinto i concorsi 5000 lire per un sorriso nel 1939 e il Voci Nuove nel 1942. Durante la guerra si è esibita per le Forze Armate, è stata sposata e ora è legata sentimentalmente al maestro Angelini. Achille Togliani, 27 anni, ha recitato con Macario e canta per l’Orchestra della Canzone della radio. Portamento da divo, sembra abbia avuto un flirt con Sofia Loren. Infine, le gemelle Dina e Delfina Fasano (il Duo Fasano). 26 anni, anche loro sono nell’organico dell’Orchestra. Quella sera iniziano loro, con il brano Sorrentinella: le prime cantanti e la prima canzone del Festival.
Il programma scorre, ma martedì c’è troppa poca gente e alcune persone vengono invitate a occupare i tavoli vuoti. Poi, mercoledì, la finale: il pubblico e gli organizzatori scelgono le tre canzoni vincitrici. Durante le votazioni la radio trasmette altro, anche Folklore internazionale e Oggi al Parlamento, e si ricollega alle 23 e 30. Così, con 50 voti vince Grazie dei Fiori della Pizzi, seguita da La luna si veste d’argento - sempre la Pizzi con Togliani - e Serenata a nessuno, del solo Togliani. Nilla Pizzi si presenta sul palco, ma manca il bouquet: qualcuno recupera un mazzo di garofani avvizziti, utilizzati come ornamento del Salone.
Un inizio in sordina, pare. Eppure alla radio si sono sintonizzati in 12 milioni e Nunzio Filogamo alle 3 di notte trova davanti al Casinò un pacco di telegrammi di ringraziamenti da tutta Italia. E infatti, dall’anno dopo il successo è travolgente: nel 1955 arriva la Tv, nel 1958 Domenico Modugno con Nel blu dipinto di blu porta Sanremo nel mondo. In pochi anni il Festival diventa un super-spettacolo: sul palco ospita comici, influencer, intellettuali, artisti, e la platea si riempie di deputati, ministri, e “potenti” vari. Soprattutto, frantuma ogni record: ancora nel 2022 la finale ha registrato 13 milioni e 280 mila spettatori.
Un fenomeno di costume entrato nel calendario civile e nella stessa identità del Paese: un rito, con gli italiani radunati - i “gruppi di ascolto” - a “tifare” per cantanti e canzoni. Nondimeno, amato e odiato con la stessa intensità: per alcuni Sanremo è un “carrozzone” e le sue canzoni, melense e innocue, sono il simbolo della società conformista, retrograda e commerciale. Per altri rappresenta il Paese, e la sua musica coglie lo “spirito” profondo della nazione, dal dopoguerra a oggi.
Ognuno ha le sue idee, ma il Festival non si può racchiudere solo nello scontro tra “vecchio e giovane”, tra “tradizione e modernità”: il dibattito dura da 73 anni perché “Sanremo è Sanremo”. È lo specchio della Nazione, nel bene e nel male.
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